Mostre

Codex Seraphinianus e altre divagazioni di Luigi Serafini

A cura di Carlo Sala
In collaborazione con TCBF – Treviso Comic Book Festival.

Sabato 23 settembre alle ore 18.00, inaugura una nuova mostra realizzata in collaborazione con il Treviso Comic Book Festival che si svolgerà dal 21 al 24 settembre.

Il Codex Seraphinianus con le sue immagini misteriose e cariche di fascino è considerato un vero e proprio libro di culto, amato negli anni da intellettuali del calibro di Roland Barthes, Italo Calvino e Tim Burton. Uscito per la Franco Maria Ricci nel 1981, è stato scritto e illustrato dall’artista Luigi Serafini; presenta oltre mille disegni che mostrano metamorfosi, piante sconosciute, palazzi bizzarri e macchine enigmatiche. Le illustrazioni, accompagnate da una grafia indecifrabile, creano così una personale e immaginaria enciclopedia dell’artista dove convivono, in chiave fantastica, discipline come la botanica, la zoologia, l’architettura, la fisica e l’etnografia. In occasione del Treviso Comic Book Festival 2017 viene esposto un corpus di oltre cinquanta tavole originali del Codex in dialogo con una selezione di tavole tratte dal volume Pulcinellopaedia Seraphiniana, dedicato alla famosa maschera della Commedia dell’arte. Completa questo “viaggio” nell’universo di Serafini la surreale installazione Il mezzo tonno del 2007.

Organic Memory

In collaborazione con IoDeposito, nell’ambito del programma B#side War.
Artisti: Vanheuele, Lang Ea, Cosima Montavoci, Anitra Hamilton, Ilisie Remus, Ting Bao, Victoria Lucas e Boris Beja.

Da giovedì 29 giugno la sede di TRA al piano nobile di Ca’ dei Ricchi, ospita la mostra ‘Organic Memory’, organizzata in collaborazione con IoDeposito nell’ambito del programma B#side War.
L’esposizione riunisce artisti internazionali in una riflessione congiunta e sfaccettata sulla memoria collettiva, a partire dai corpi e dalle forme in cui essa si incarna.
La prospettiva si focalizza sulla memoria dei conflitti mondiali, ancora non del tutto scandagliata, con il tema ricorrente del suolo e della sua organicità.
L’intenzione è quella di stimolare una riflessione sull’ambivalenza di ogni conflitto e sull’importanza della memoria per l’esistenza umana. Memoria che non solo è elaborazione impalpabile e personale, ma diventa organica, tangibile, legata al suolo, all’identità e all’esperienza, quindi collettiva.

INFO MOSTRA
Organic Memory
Inaugurazione giovedì 29 giugno, ore 19:00
30.6 – 5.8.2017
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 17.00-20.00
Ingresso libero

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Comunicato stampa
Invito

Lost in Arcadia

a cura di Andrea Bruciati
Sale temporanee Museo L. Bailo, Treviso
TRA – Ca’ dei Ricchi, Treviso

L’Associazione TRA Treviso Ricerca Arte sfonda le mura di Ca’ dei Ricchi e, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Treviso, sabato 6 maggio alle ore 18.30 presso le sale temporanee del Museo Luigi Bailo di Treviso inaugura ‘Lost in Arcadia’.

La mostra, a cura di Andrea Bruciati, prevede l’esposizione di una quarantina di opere di importanti artisti della scena internazionale di diverse generazioni, dislocate all’interno di due distinti spazi espositivi: le sale temporanee del Museo Luigi Bailo e Ca’ dei Ricchi (con inaugurazione sabato 20 maggio alle ore 18.30).

‘Lost in Arcadia’ è una riflessione leggera e drammatica sulla condizione umana contemporanea ed insieme un omaggio ad un intellettuale quale Giovanni Comisso (Treviso 1895 – 1969) che di queste istanze è stato anticipatore sottile e prezioso.

Le opere selezionate possiedono la medesima temperatura di uno scrittore immoralista per vocazione, credente soltanto nei sensi, refrattario alle idee e docile all’istinto, disposto alla letteratura ‘non per pensare, ma solo per seguire gli incanti’. Le opere presentate assecondano queste istanze accordando una visività e percezione quasi ippocratica della natura a un costante ed ossessivo senso del tempo, dalla fuggevolezza del momento creativo e dalla precarietà di ogni valore. Pertanto al sogno giovanile dell’infinità percorribile del mondo naufragato in un relativismo estremo, si avvicenda la registrazione di un tempo ora ‘peso atmosferico, immanente fino a determinare la caduta di una foglia, l’aprirsi di un fiore, il formarsi di un pensiero umano’ (da ‘Lamento di un conservatore’).

L’uomo e la grazia dei sensi presenti anche nei temi cari all’intellettuale trevigiano, riempiono lo spazio d’aria fissandovi eternamente la loro struttura corporale, quasi in maniera cinica, ma sempre sotto l’egida della fragilità umana. Il tutto e sempre per uno sguardo quasi fisico, nonostante la precarietà appunto dei materiali, soprattutto opere su carta e fotografie, tutta contemporanea. Attraverso un percorso diacronico, fra maestri a lui coevi (Martini, de Pisis, Scipione, Carrà) e le istanze di ricerca più contemporanee ed internazionali (da Mapplethorpe alla Dumas, da McCarthy a Uklanski) si intende pertanto creare un ponte fra generazioni diverse per intessere un progetto espositivo sensibile e dialettico, dove memoria e ricordo riattivano consapevolezze e moti d’animo oggi troppo spesso trascurati.

Artisti in mostra al Museo L. Bailo:

John Boch, Alighiero Boetti, Carlo Carrà, Sandro Chia, Roberto Cuoghi, Gino De Dominicis, Filippo De Pisis, Marlene Dumas, Lucio Fontana, Paolo Gioli, Christian Holstad, Ernst Ludwig Kirchner, Urs Luthi, Victor Man, Robert Mapplethorpe, Arturo Martini, Roman Opalka, Gina Pane, Marc Quinn, Pietro Roccasalva, Piotr Uklansky, Guglielmo Von Pluschow, Michele Zaza.

Artisti in mostra a Ca’ dei Ricchi:

Vincenzo Agnetti, Adriano Altamira, Giorgio Andreotta Calò, Micol Assael, Gianfranco Baruchello, Tracey Emin & Sarah Lucas, Fabio Mauri, Paul McCarthy, Luca Patella, Lamberto Pignotti, Emilio Prini, Scipione, Gedi Sibony, Miroslav Tichy, Franco Vaccari, Wilhelm von Gloeden.

INFO MOSTRA
Lost in Arcadia
a cura di Andrea Bruciati
In collaborazione con Comune di Treviso

Sale temporanee del Museo Luigi Bailo
Inaugurazione sabato 6 maggio ore 18:30
7.5-25.6.2017
Orari apertura: martedì – domenica 10.00 – 18.00
Ingresso museo 6,00 Euro / 4,00 Euro Soci TRA

TRA – Ca’ dei Ricchi
Inaugurazione sabato 20 maggio, ore 18:30
21.5-25.6.2017
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Catalogo TRA Treviso Ricerca Arte
Progetto grafico Multiplo, Padova

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Comunicato Stampa Museo Bailo
Comunicato stampa Ca’ dei Ricchi
Invito

1KM

A cura di Gianpaolo Arena
In collaborazione con Landscape Stories, Vulcano e Altevie.
Artisti: Raimond Wouda, Céline Clanet, Jan Stradtmann.

Sabato 8 aprile alle 18:30 presso Ca’ dei Ricchi,  inaugura la mostra ‘1KM’, nata dalla collaborazione tra Altevie, Landscape Stories, TRA e Vulcano.

1KM è un progetto che ha coinvolto per più di un anno Vulcano portandolo a collaborare con una società che lavora nel campo dell’Information Technology, uno dei più importanti magazine di fotografia contemporanea e tre fotografi internazionali.
Vulcano ha dato forza all’idea lavorando in piena sinergia con Altevie Technologies affinché il progetto potesse trovare la propria strada. È stato coinvolto Landscape Stories Magazine nella ricerca di tre fotografi dal profilo internazionale cui affidare il compito di interpretare il tema del gioco e lo spirito di Altevie attraverso tre progetti fotografici d’autore. Quell’idea è diventata così un libro, e quel libro ora va in mostra.

1KM è nato da un’intuizione e dal desiderio di un’azienda di sapersi raccontare differentemente. Raimond Wouda (Olanda), Céline Clanet (Francia) e Jan Stradtmann (Germania) hanno così fotografato l’Italia di Altevie utilizzando una sola semplice regola: cercare lo spazio pubblico dedicato allo svago che sia il più possibile vicino alla sede di uno dei clienti di Altevie e comunque nel raggio di un chilometro. I tre fotografi hanno raccontato così lo spazio del gioco e i luoghi della socialità con testimonianze capaci di generare nuove visioni, prospettive e ipotesi.

Allo spazio espositivo di TRA a Ca’ dei Ricchi verranno presentate alcune delle più significative fotografie inserite in ‘1KM’. La mostra, a cura di Gianpaolo Arena, sarà poi visitabile fino a domenica 7 maggio. Sarà disponibile anche il libro 1KM prodotto da Vulcano e una proiezione che include tutti le fotografie realizzate dai tre autori Raimond Wouda, Céline Clanet, Jan Stradtmann ed esclusivo materiale di backstage.

INFO MOSTRA
1KM
A cura di Gianpaolo Arena
In collaborazione con Landscape Stories, Vulcano e Altevie.
Inaugurazione sabato 8 aprile, ore 19.00
9.04 – 7.05.2017
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Catalogo: 1kilometro.it

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Comunicato Stampa
Invito

From Object To Exposure

A cura di Carlo Sala.
Artisti: Mimì Enna, Silvia Mariotti, Paola Pasquaretta e Marco Maria Zanin.

Sabato 18 febbraio alle 18.30 inaugura a Ca’ dei Ricchi a Treviso la mostra ‘From Object to Exposure’ curata da Carlo Sala e promossa da Treviso Ricerca Arte. Il progetto propone il lavoro di quattro autori contemporanei: Mimì Enna, Silvia Mariotti, Paola Pasquaretta e Marco Maria Zanin che nella loro pratica artistica uniscono l’installazione alla fotografia. L’esposizione vuole così indagare alcune possibili relazioni e commistioni che si innescano tra l’immagine e l’oggetto, ponendo l’attenzione sui processi che governano la rappresentazione e la percezione visiva.

Mimì Enna (Oristano, 1991) presenta i lavori della serie Delocazioni (iniziata nel 2015 e tuttora in corso) dove si appropria di veri e propri frammenti della realtà che, mediante il trasferimento all’interno dei luoghi espositivi, sono inglobati nel manufatto artistico: l’elemento fisico è portatore di un’aura nonché della capacità intrinseca di iperrappresentare il luogo da cui proviene. L’autrice pone gli oggetti in dialogo con alcune fotografie realizzate nel contesto originario per evocarne la storia e l’identità attraverso pochi tratti visivi e creare così una coesione tra la narrazione tridimensionale e quella bidimensionale. Ciò avviene, ad esempio, nell’installazione ambientale Silvana (2015) dove la dimora della protagonista è richiamata dalla presenza fisica della sua lampada da soggiorno e da due scatti che ritraggono le pareti illuminate dal medesimo elemento. L’operazione si fa più radicale in Senza titolo (dalla serie Delocazione dello studio di uno psicologo) del 2016: le due immagini fotografiche esposte documentano il precedente trasferimento dell’intero studio di una professionista bolognese all’interno di uno spazio culturale.

Nelle opere di Silvia Mariotti (Fano, 1980) i paesaggi sono invece trasposti in una dimensione ambigua e trasognante: la serie esposta Dawn on a dark sublime (2014-2015) è nata fotografando all’interno delle foibe, le caverne verticali tipiche della regione carsica e dell’Istria, che immediatamente evocano i massacri perpetrati durante la seconda guerra mondiale. Negli scatti della Mariotti non vi sono però degli elementi strettamente documentari che richiamino i fatti storici: il paesaggio diviene un pretesto per veicolare stati emotivi e tensioni, creando così una dimensione in bilico tra la specifica vicenda e l’universalità delle sensazioni raccontate misurandosi con il sentimento del sublime. Un mondo sotterraneo che inevitabilmente porta a rivolgere lo sguardo verso il cielo: nel lavoro 10 Parsec (2015) l’elemento più intangibile e aleatorio, la volta celeste, è rappresentato attraverso la fisicità marcata della stampa a lambda
che diviene un elemento scultoreo dalle fattezze minimali, mettendo in scena un cielo caduto e fattosi forma. Infine, è lo scatto Scogli di Zinco (2015) ad aprire pienamente ad una dimensione “altra”, dove il paesaggio è teatro di una serie di suggestioni oniriche che provengono da alcune fonti letterarie indagate dall’artista.

La morfologia del territorio è al centro anche di alcuni lavori recenti di Paola Pasquaretta (San Severino Marche, 1987): l’installazione Vulcano 01, Vulcano 02, Etna, Vulcano, Lipari, Panarea, Stromboli, Vesuvio (2014) costituita da un tavolo dove sono collocati una serie di calchi di vulcani realizzati mediante un materiale effimero, il sapone; ad essi sono affiancati due scatti che ritraggono alcune delle precedenti forme, modellate stavolta con della schiuma. Il paradosso visivo di quest’opera è che nella sua globalità genera un dispositivo narrativo fondato sulla pluralità di mezzi espressivi, dove la scultura è un elemento fragile, transitorio mentre il carattere di permanenza, congenito alla sua natura, è invece demandato alle immagini bidimensionali. È così compiuta una riflessione sui processi della rappresentazione e sulle possibili ambiguità rinvenibili nel rapporto tra l’immagine e la fisicità che può assumere.

La ricerca di Marco Maria Zanin (Padova, 1983) è la risposta alle istanze derivanti da due concezioni della vita agli antipodi: da un lato le tradizioni tipiche delle zone rurali limitrofe alla sua città natale; dall’altro la dimensione vitalistica e tesa all’esasperazione del presente connessa alle megalopoli contemporanee di paesi emergenti come il Brasile dove l’artista vive durante buona parte dell’anno. La riflessione su tale dicotomia si riversa nella sua ricerca artistica, come si evince dai lavori Natura Morta III e Natura Morta VI del 2015. Ad essere fotografati sono dei detriti provenienti dalle frequenti demolizioni operate a San Paolo) che l’artista ha ricomposto mediante lo still life, citando le forme metafisiche e sospese dei dipinti di Giorgio Morandi: così facendo si innesca un cortocircuito tra la violenza dello sviluppo edilizio incontrollato e l’armonia presente nelle opere del maestro italiano. In Copernico (2016) il relitto prelevato dal paesaggio antropico è usato come matrice sia per una mimesi scultorea che per una fotografica: queste due dimensioni sono destinate a convivere nell’opera finita insieme all’oggetto originario, generando così un gioco visivo dove si alternano e si confondono realtà e finzione. Le opere di Zanin vogliono essere un baluardo della memoria attraverso una iconografia fondata sulla persistenza degli archetipi visivi: per questa ragione la mostra affianca alle opere autoriali alcuni materiali d’archivio come stampe, fotocopie e fotografie che rimandano a edifici, idoli e opere d’arte di autori moderni che sono servite come fonte d’ispirazione all’artista.

INFO MOSTRA
TRA – Ca’ dei Ricchi
18.02 – 2.04.2017
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Catalogo TRA Treviso Ricerca Arte
Stampato da Pixartprinting
Progetto grafico Multiplo

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Comunicato Stampa
Invito

Forze della Natura

A cura di Claudio Musso.
Artisti: 108, Andreco e DEM.

L’esposizione intende presentare le ricerche degli artisti 108, Andreco e DEM, noti nell’ambito dell’arte urbana attraverso un filtro tematico che unisce l’ipotesi di proporre tre percorsi individuali alla possibilità di un discorso corale.
La Natura è sia fonte di ispirazione primaria che luogo prescelto per l’intervento diretto sul paesaggio. L’elemento naturale viene declinato nella sua accezione più ampia: da forza generatrice a ordine di tutte le cose, da complesso degli esseri che compongono l’universo ad ambiente di vita degli esseri stessi. Attraverso un allestimento plurale in cui compaiono opere su carta e dipinti su tela, sculture in ceramica e fusioni in bronzo, video proiezioni e filmati su monitor, la mostra intende offrire per la prima volta una panoramica ricca e sfaccettata sull’approccio e la pratica dei singoli artisti.
Per 108 la componente ambientale è inscindibile dalla produzione, sia che si tratti di interventi nati per un luogo specifico sia che si tratti di opere realizzate in studio. La sua ricerca sulle forme nasce dal paesaggio e si muove con esso in un continuo scambio osmotico tra naturale e artificiale, urbano e rurale, terra e cemento.
Dalle tele Untilted 1,2,3 (2007) in cui foglie e terriccio compaiono direttamente sul supporto ai disegni della serie Paesaggio, dai video come La forma dell’inverno (2011) fino alle tracce audio prodotte con il progetto Larva 108 (tra le altre La pioggia e le lumache o Radice Nebbia Gole) la natura è presenza costante nel suo percorso.
Andreco attiva con la natura un rapporto dialogico, a partire dalla sua formazione di ingegnere ambientale impegnato sui temi della sostenibilità. La costruzione di un nuovo alfabeto di simboli, fortemente radicato nelle questioni sollevate dal cambiamento climatico e dalla relazione uomo/natura, è al centro della sua ricerca che spazia dalla pittura murale alla produzione di azioni performative. Con Parata per il paesaggio (2014) o la recente The Rock Slide and the Woods (2016) l’artista allestisce coreografie in cui l’ambiente è soggetto e protagonista allo stesso tempo, proprio come accade per disegni, sculture e installazioni.
L’immaginario di DEM è popolato di creature fitomorfe e antropomorfe nate dalla contaminazione di diverse simbologie arcaiche e primitive (dai popoli nomadi alle mitologie pagane). Nelle sue opere il processo di condensazione di tali elementi genera un’inedita costellazione di visioni sulla natura e i suoi spiriti. Nei disegni della serie Microcosmo/Macrocosmo come in prodotti videoteatrali complessi come Liber Pater (2013) e Panta Rei (2014) – realizzati in collaborazione con Seth Morley – è evidente la capacità di legare tematiche antropologiche e sovrannaturali ad una inconsueta grammatica rappresentativa.

In occasione della mostra è stato realizzato un volume in cui è ampiamente documentata la prolifica e variegata produzione degli artisti, che hanno deciso inoltre di accompagnare il contributo del curatore con loro testi autografi, appunti e note originariamente dedicate alle opere.

INFO MOSTRA
Forze della Natura
a cura di Claudio Musso
Inaugurazione venerdì 16 dicembre, ore 19.00.
17.12.2016 – 5.2.2017
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero
Chiuso dal 24 al 26 dicembre e dal 31 dicembre al 9 gennaio

Catalogo TRA Treviso Ricerca Arte
Stampato da Pixartprinting
Progetto grafico Multiplo

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Invito

Ad libitum – Michele Spanghero

A cura di Chiara Ianeselli.
Mostra personale di Michele Spanghero.

Venerdì 21 ottobre alle ore 19.00, TRA Treviso Ricerca Arte inaugura la mostra personale ‘Ad Libitum’ di Michele Spanghero, a cura di Chiara Ianeselli.

L’esposizione si inserisce nel percorso di Michele Spanghero in una dimensione evidentemente inattesa: particolare è l’attenzione posta dichiaratamente sull’essere umano e le sue strutture. Proprio la peculiarità dell’opera esposta ha spinto perché la mostra assumesse lo stesso titolo del lavoro: ‘Ad Libitum’. Con questo termine, utilizzato soprattutto in ambito musicale, si intende non delimitare una determinata dose, quantità o possibilità di ripetizione, prolungando una data operazione a volontà, a piacere.

Michele Spanghero, solitamente operante in una dimensione più astratta ed onirica delle realtà che l’uomo abita ed utilizza, sposta improvvisamente l’attenzione sulla costruzione della vita stessa. Il titolo della mostra in particolare intende soprattutto porre delle attenzioni sulla complessa questione della respirazione assistita. Il tono che ‘Ad Libitum’ assume sfiora momenti di alta tensione, assai densi di contenuti eternamente problematici. Il rapporto tra l’uomo e la macchina, spesso mero strumento del primo, assume una dimensione tragica che mostra la stretta relazione di dipendenza instauratasi.

A questa carica emessa dall’opera si contrappone un sottilissimo disco metallico, proveniente dalla Collezione etnografica Poggianella. Lo spettatore è invitato a sostare nel mezzo di questo dialogo, esattamente al centro, da cui provare a muovere dei passi. Assumere una visione netta, guardare un oggetto senza non avvertire la presenza dell’altro, risulta piuttosto difficile, date le infinite prospettive moltiplicate in seguito al vociferare continuo delle materie specchianti.

Per la mostra è stato realizzato un catalogo ricco di riflessioni attorno alla costruzione dell’opera, al suo funzionamento e al suo valore.

Michele Spanghero (Gorizia, 1979)
Artista sonoro e visivo laureato in Lettere Moderne all’Università di Trieste, ha frequentato nel corso degli anni workshops di musica, sound design e video making. La sua attività artistica si focalizza sulla relazione tra lo spazio e la percezione indagata attraverso le arti sonore e la fotografia. «Michele Spanghero è uno tra i migliori giovani artisti europei che focalizzano la loro ricerca sul suono.» (M. Pierini – Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria). Egli ha esposto i suoi lavori in varie sedi internazionali come ad esempio il Darb 1718 Center (Cairo, ET), Museum of Modern Art (Istanbul, TR), MAGASIN Centre National d’Art Contemporain (Grenoble, F), Stroom Foundation (The Hague, NL), Festival Tina-B (Prague, CZ), Vžigalica Galerija (Ljubljana, SLO), Academy of Fine Arts (Cincinnati, USA), Italian Embassy (Brussels, B), Galerie Mazzoli (Berlin, D), MaRT Contemporary and Modern Art Museum di Trento e Rovereto (Rovereto, I), Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia, I), Galleria Nazionale dell’Umbria (Perugia, I), Tempio di Adriano (Rome, I), Galleria Civica (Modena, I) e recentemente è stato selezionato per prendere parte alla prossima 16th Quadriennale a Roma.

INFO MOSTRA
Ad Libitum
Michele Spanghero
a cura di Chiara Ianeselli
Inaugurazione venerdì 21 ottobre, ore 19.00.
21.10 – 11.12.2016
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Si ringrazia:
Fondazione Sergio Poggianella
Organi Grosso
Vivisol Italia
Falegnameria Brianese

Catalogo TRA Treviso Ricerca Arte
Stampato da Pixartprinting
Progetto grafico Multiplo

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Comunicato Stampa
Invito

Dolce Stil Novo

Dolce Stil Novo (vol.1)
In collaborazione con TCBF – Treviso Comic Book Festival

La collaborazione con il Treviso Comic Book Festival continua anche quest’anno con una nuova mostra.
C’è una nuova generazione di fumettisti e illustratori capaci di creare graphic novel e immagini con uno stile pop, più dolce e morbido, ma non per questo meno profondo. Il Treviso Comic Book Festival propone allora di scandagliare la produzione fumettistica, mettendo insieme questi autori. Ecco allora il ‘Dolce Stil Novo’ di artisti come Greta Xella, Fabio Mancini, Giopota, Sakka, French Carlomagno, Maurizia Rubino,Giulio Macaione e la presentazione al pubblico italiano del talento bulgaro Diana Naneva. Tutti assieme a Ca’ dei Ricchi. Immergetevi nelle loro storie.

INFO MOSTRA
Dolce Stil Novo
In collaborazione con TCBF – Treviso Comic Book Festival
Inaugurazione sabato 24 settebre, ore 18
25.09 – 09.10.2016
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30 (Domenica 25.09 aperto anche al mattino).
Ingresso libero

Ri-scatti. Fotografi senza fissa dimora

A cura di Chiara Oggioni Tiepolo.
In collaborazione con RI-scatti Onlus.

15 senzatetto, un corso di fotogiornalismo, un concorso, l’opportunità per il vincitore di lavorare per un anno in una grande agenzia fotografica.
Giovedì 8 settembre a partire dalle ore 10:00, presso Ca’ dei Ricchi, apre al pubblico Ri-scatti. Fotografi senza fissa dimora, mostra fotografica a cura di Chiara Oggioni Tiepolo.

Il progetto ‘Ri-scatti’, nato da un’idea di Federica Balestrieri e ospitato a Treviso dall’Associazione TRA Treviso Ricerca Arte, è stato presentato per la prima volta nel febbraio 2015 al PAC Padiglione d’arte contemporanea di Milano.

Nel 2013 quindici senzatetto sono stati selezionati e hanno seguito per due mesi un corso di fotografia tenuto da due fotoreporter professionisti, Gianmarco Maraviglia e Aldo Soligno di Echo Photo Agency, coordinati da Federica Balestrieri. Ai senzatetto è stato chiesto di fotografare le proprie giornate, la propria vita. Non si era mai visto prima di allora un fotoreportage realizzato da chi vive per strada e accetta di usare la macchina fotografica per raccontarsi.

Il risultato è una mostra, uno straordinario caleidoscopio di immagini dove la povertà non fa mai da padrona. Se ne intuisce la presenza ingombrante, quasi fosse il coro durante la rappresentazione di una tragedia greca; ma la voce narrante, per tutti, parla di speranza, di bellezza, di una pulsione prepotente verso il futuro. Di riscatto, appunto.

Le migliori fotografie sono state selezionate dalla curatrice Chiara Oggioni Tiepolo e messe in mostra a Ca’ dei Ricchi, grazie al contributo di Tod’s, Visa spa, Pixartprinting per il catalogo e Tenuta 2 Castelli per il prosecco. In mostra sono anche presenti i ritratti dei fotografi senza fissa dimora scattati da Stefano Guindani, noto fotografo di moda e lifestyle.

Sarà inoltre possibile per il pubblico acquistare le fotografie, sapendo che il ricavato sarà devoluto all’Associazione RISCATTI, nata da questa esperienza, per continuare a creare progetti di riscatto sociale e raccogliere fondi per i senza fissa dimora.

RISCATTI è un’associazione di volontariato che realizza progetti legati al mondo della cultura, della fotografia e delle arti per promuovere l’integrazione sociale, per concedere un riscatto a chi è rimasto indietro e sensibilizzare l’opinione pubblica sui valori della solidarietà. La missione dell’Associazione è favorire un’opportunità di riscatto a chi nella vita soffre ed è emarginato, un riscatto alle idee di integrazione sociale tra diverse culture e a realtà spesso nascoste dall’indifferenza. (www.ri-scatti.it)

INFO MOSTRA
Ri-scatti. Fotografi senza fissa dimora.
A cura di Chiara Oggioni Tiepolo
Inaugurazione giovedì 8 settembre, ore 19.00
9.09 – 18.09.2016
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Catalogo
Testi in catalogo di Federica Balestrieri e Chiara Oggioni Tiepolo
Stampato da Pixartprinting – Quarto d’Altino (VE)
Progetto grafico Multiplo – Padova
Photo Stefano Guindani

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Invito

Perimetro con quattro opere in uno spazio – Francesco Arena

A cura di Valerio Dehò.
Mostra personale di Francesco Arena.

Sabato 25 alle ore 18.00 TRA Treviso Ricerca Arte inaugura una mostra personale dell’artista pugliese Francesco Arena a cura di Valerio Dehò. Il lavoro di Francesco Arena opera sul concetto di misura e di traduzione. Le sue opere sono il risultato non solo di un’invenzione artistica intuitiva, ma anche di una predisposizione a dare alle cose, alle idee e agli uomini una radice di misurabilità in termini estetici, che ci riporta alla concezione pitagorica. Il numero è nascosto nella realtà, ne determina rapporti e strutture. Ma è anche un indice di traducibilità, possiede la capacità non solo di sintesi quanto anche di rendere oggettive forme e relazioni che altrimenti sfuggirebbero a qualsiasi concettualizzazione.

Il progetto di Treviso parte dalla costruzione di un perimetro in ferro che riproduce le dimensioni del suo studio. Tale struttura verrà spostata durante l’esposizione nella sala espositiva da alcuni performer. Nello spazio che è reale e virtuale nello stesso tempo, alcune opere saranno collocate e permutate nel corso dell’azione. L’atelier diventa così errante, le opere dedicate a letterati come Keats o Joyce sono parte dell’esposizione ma è come se non si allontanino mai dal luogo della creazione, dallo studio dell’artista. In un’opera poi c’è un quotidiano in cui sono cancellate moltissime parole, lasciando in chiaro solo la frase “Preferisco di no!” (I would prefer not to) pronunciata dal protagonista di ‘Bartleby lo scrivano’, racconto pre kafkiano, scritto a metà Ottocento dallo scrittore Herman Melville. Quest’opera letteraria tanto apprezzata da scrittori come Jorge Borges, ha anticipato la letteratura esistenzialista ed è il paradigma di un rifiuto individuale a partecipare alle azioni non condivise degli altri.

Artista e pubblico sono invitati a confrontarsi sul tema del rapporto tra l’Io e gli altri. Il mondo dei fatti rappresentato dal giornale diventa la rappresentazione di un rapporto in cui sono la negazione reca chiarezza, voglia di comprendere. Così lo spazio privato ed errante dell’atelier acquisisce il valore di un confronto continuo, uno spazio aperto e senza pareti, ma anche delimitato. Il luogo dell’esposizione partecipa come luogo deputato, scenario di un’azione che non è mai completamente esaurita e diventa un luogo di mutamento sottratto a qualsiasi fisicità o definizione.

Francesco Arena (Torre Santa Susanna, 1978)
Vive e lavora a Cassano delle Murge, Bari, Italia.Tra le sue mostre personali si ricordano: Francesco Arena – Autumn Lines, Sprovieri Gallery, London (2016); Francesco Arena – 7,1,4. Galleria Raffaella Cortese, Milano (2015); 3 Ludwig reflections and 1 horizon, NoguerasBlanchard, Madrid (2014); Onze mille cent quatre-vingt sept jours, FRACChampagne-Ardenne, Reims (2013); Orizzonte con riduzione di mare, Monitor, Roma (2012); Com’è piccola Milano, Peep-Hole, Milano (2011). Ha partecipato a diverse collettive, tra cui: vice versa, Padiglione Italia, 55. Biennale di Venezia,Venezia (2013); La storia che non ho vissuto. Testimone indiretto, Castello di Rivoli, Rivoli (2012);Sotto la strada la spiaggia, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,Torino (2012); Pleure qui peu rit qui veut–Premio Furla 2011, Palazzo Pepoli, Bologna(2011).

INFO MOSTRA
Perimetro con quattro opere in uno spazio
Francesco Arena
A cura di Valerio Dehò
Inaugurazione sabato 25 giugno, ore 18.00
25.06 – 06.08.2016
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Catalogo TRA Treviso Ricerca Arte – Treviso
Stampato da Pixartprinting – Quarto d’Altino (VE)
Progetto grafico Multiplo – Padova

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Comunicato Stampa
Invito

Nuova Gestione – Matteo Attruia

Mostra personale di Matteo Attruia.
Spazio exTRA Vicolo Rialto 25, Treviso

Insegne spente, vetrine vuote, spazi abbandonati, cartelli VENDESI, AFFITASI, CEDESI ATTIVITÀ, ecc. Sono facilmente individuabili i segni della crisi economica che ha colpito il Nord Est e il suo famoso miracolo. Decrescita felice, “ripresina”, andamenti ciclici: piano piano e con i piedi per terra, senza badare troppo ai neologismi degli esperti – un po’ per sfiducia, un po’ per scaramanzia – stiamo cercando un nuovo domani, da costruire, a testa bassa. E dove possiamo guardare per trovare nuove energie, alzare la testa e buttare lo sguardo in avanti, più lontano, se non verso l’arte?

Nell’ultimo anno Matteo Attruia, parallelamente a mostre e azioni nei luoghi “dell’arte”, ha realizzato diverse operazioni artistiche in alcuni luoghi del quotidiano che sentono il richiamo dell’arte, e di cui probabilmente anche l’arte sente il bisogno. Attruia ha realizzato di volta in volta operazioni più che site specific: nel luogo, per il luogo, con il luogo. Nell’ordine: PRIMA VISIONE ha svelato l’ultima e consapevole fruizione di uno spazio pubblico; FOLLIA ha innescato la produzione artistica all’interno di uno spazio industriale; HOME SUITE HOME è la realizzazione, in continuo divenire, della collezione privata – di ciascuno di noi – all’interno dello spazio abitativo, ossia nelle nostre case.

NUOVA GESTIONE, nuovo progetto da tempo immaginato (vedi Moleskine n. 6) e in continuità con il percorso intrapreso dall’artista, riaccende la luce su uno spazio di vendita temporaneamente in disuso*. Il negozio di Vicolo Rialto 25 a Treviso riapre infatti i battenti proprio grazie a Matteo Attruia, che lancia la sua nuova attività con una comunicazione da manuale, inaugurando con tutti i crismi richiesti dall’occasione: volantinaggio, ampio buffet e aperitivi, special guest e partecipazioni straordinarie. Ma che gestione sarà quella di Matteo Attruia?

All’interno del negozio di Vicolo Rialto l’artista porta un lavoro nuovo di zecca, recuperando insegne luminose che in vita hanno esposto loghi, ragioni sociali e slogan di diversi esercizi commerciali ora non più in attività, anch’esse in attesa di una nuova gestione che possa trovargli nuovamente un senso. Attruia non si limita tuttavia all’azione di recupero e non cerca di riportare in vita i vecchi segni grafici. I lightbox in mostra tornano a splendere di sola luce grazie ad un plexiglass semi trasparente che infonde in essi una nuova funzione, legata ad un futuro tutto da scrivere o, ancora meglio, tutto nuovo. Non a caso BRAND NEW è il nome della serie, qui composta da una decina di lightbox di dimensioni variabili esposti sulle pareti del negozio, che rimarrà accesa fino a … Con NUOVA GESTIONE un negozio rinasce quindi in spazio espositivo, ma cos’è in fondo un negozio se non uno spazio espositivo?

Sicuramente saranno parecchi i curiosi ad affacciarsi alle vetrine per vedere quale nuova attività ha aperto in centro a Treviso, e chissà se capiranno subito cosa si troveranno di fronte. Saranno parecchi anche gli abituè delle inaugurazioni delle nuove gestioni che, in cerca del consueto buffet inaugurale, si troveranno invece di fronte ai lavori di Matteo Attruia. Chissà che faccia faranno.
Nico Covre

*spoiler: temporaneamente è ovviamente l’auspicio del proprietario e dello spazio stesso, e chissà che grazie ad Attruia qualcuno non possa scoprire un luogo per la sua nuova attività…

INFO MOSTRA
Nuova Gestione
Matteo Attruia
Inaugurazione venerdì 27 maggio, ore 18.30
28.05-31.07.2017
Visitabile su appuntamento

Digitra I

Esposizione internazionale di arte digitale.
A cura di Ennio Bianco.
Artisti: Memo Akten, boredomresearch, Mattia Casalegno, Lorna Mills, Casey Reas, Sabrina Rattè.

In un periodo in cui a Treviso si propongono grandi mostre su autori consolidati, l’Associazione Tra Treviso Ricerca Arte ospita una rassegna di alcuni dei migliori artisti internazionali impegnati sulla frontiera forse più avanzata dell’espressione artistica: la digital art.

Che internet stia avendo un profondo impatto sulla nostra cultura, ne siamo convinti un po’ tutti, anche i più affezionati alla cultura tradizionale e all’arte museificata. Che stia nascendo un’arte che interroga i new media e si adatta ai cambiamenti indotti dalla rete, questo è terreno di confronto e di grande discussione ed impegna a riflettere sulla zona di confine del mondo dell’arte.
Attraverso l’esposizione DIGITRA, Tra intende inserirsi provocatoriamente e scientificamente in questo dibattito. «L’arte digitale comprende qualsiasi lavoro che utilizza il computer come una risorsafondamentale del processo creativo – chiarisce il curatore Ennio Bianco, già ideatore nel 1996 della prima esposizione internet e social realizzata in Italia, la mostra di Franco Vaccari Atelier d’Artista, esposizione in tempo reale n. 22, in collaborazione con Valerio Dehò e Giorgio De Novellis. – In questa mostra avremmo potuto inserire anche opere realizzate con la tecnologia della stampa 3D o video installazioni dai vari materiali. Abbiamo operato una scelta netta privilegiando lavori totalmente smaterializzati, quindi video o software, caratterizzati da immagini in movimento».
Gli artisti ospiti sono eccellenze assolute nell’ambito dell’arte digitale: Memo Akten (Turchia),boredomresearch (Vicky Isley e Paul Smith) (Regno Unito), Mattia Casalegno (Italia), Lorna Mills(Canada), Casey Reas (Stati Uniti), Sabrina Rattè (Canada).

Le loro opere spesso si muovono al confine fra arte e scienza. «Sto cercando di capire – affermaMemo Akten nel presentare una delle sue opere presenti in mostra – i fenomeni astratti della natura, di visualizzare l’invisibile, di estrarre e amplificare le relazioni che scolpiscono e guidano il nostro mondo». Sulla stessa lunghezza d’onda, si muovono le opere del duo inglese boredomreserch, che ha realizzato il progetto Afterglow, un videogioco che presenta con grande sapienza estetica la trasmissione delle malattie infettive. Grande punto di riferimento della Generative Art e del software Open Source, Casey Reas è interessato soprattutto ai processi attraverso i quali si realizza l’opera d’arte: «Le cose che fanno le cose sono più interessanti delle cose stesse» sostiene Reas. Lorna Mills, da poco proiettata su 45 schemi di Times Square per circa un mese, sarà presente con un’opera, costituita da tre GIF animatic, che ha per tema la violenza e la morte. Sabrina Rattèpropone delle visite virtuali all’interno di ambienti architettonici, alcuni dei quali molto conosciuti, come può essere il caso delle Immeuble Villas di Le Corbusier; avvicinando campi elettromagnetici, l’artista interviene sull’immagine dando nuovi connotati agli spazi.

L’opera che interesserà di più i visitatori trevigiani sarà probabilmente di Mattia Casalegno: essa è infatti ambientata nella sala centrale della Gipsoteca canoviana di Possagno. Prendendo spunto dal libro Variazioni sul Corpo del filosofo Michel Serres e interagendo con alcune icone neoclassiche, Casalegno riflette sull’idea di bellezza e sull’errore dell’uomo nel considerare la presunta superiorità della sua intelligenza e delle sue macchine sulla natura del corpo.

 

INFO MOSTRA
Digitra I
A cura di Ennio Bianco
Inaugurazone sabato 14 maggio, ore 18.30.

Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Catalogo digitale TRA Treviso Ricerca Arte
Progetto grafico Multiplo, Padova
Sponsor tecnico MHT, Villorba (TV)

Si ringrazia inoltre per la collaborazione:
S[edition] – Londra
DAM Gallerie – Berlino

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Invito

Paesaggi Anomali

A cura di Dionisio Gavagnin

Una nuova mostra sta per riassettare gli equilibri dello spazio espositivo di Ca’ dei Ricchi, si tratta di “Paesaggi anomali”, a cura di Dionisio Gavagnin, un’importante collettiva di oltre trenta opere sul tema del territorio, uno dei cardini della riflessione artistica fin dagli anni Sessanta, da cui sono maturate opere dagli esiti più differenti.
La prima domanda da porsi è: che cosa crea anomalia in un paesaggio?
La risposta è, senza dubbio, lo sguardo; ma dietro questo termine (sguardo) molte più cose si racchiudono che i due occhi. Quando parliamo di paesaggio, sottendiamo un principio di relazione identitaria fra la persona, l’uomo, ed il panorama che in esso si rispecchia.
Il territorio che ci sta attorno e che ci accoglie ferito e perplesso, subisce continue modificazioni dovute a fattori disparati, dai sommovimenti delle sue parti organiche alll’accadere di eventi naturali, all’impegno umano di “civilizzare” la natura, che trova nella edificazione della polis il suo originario elemento catalizzatore, accompagnato e sostenuto dall’apparato ideologico delle classi che si sono avvicendate al potere. L’ideologia, nelle sue articolate espressioni, gioca infatti un ruolo decisivo nella omologazione dei comportamenti individuali e collettivi, e nell’educare lo sguardo del cittadino.
L’intercettazione artistica di tendenze dell’economia e della società e dei loro effetti di “grande trasformazione” del territorio mondiale va fatta risalire ai primi anni ’60 quando, in ambito concettuale, la revisione dei contenuti dell’opera coincide con una riflessione sullo stesso statuto dell’arte e sulla sua missione-funzione. In tale ambito, il territorio diviene uno dei temi cardine, sul quale gli artisti matureranno esiti differenziati che abbiamo classificato nelle seguenti tre categorie: “Rieducare lo sguardo”, “Interstizi e Non-luoghi”, “Lo sguardo appassionato”.

INFO MOSTRA
Paesaggi Anomali
a cura di Dionisio Gavagnin
Inaugurazione venerdì 18 marzo, ore 19.00.
19.03 – 08.05.2016
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Catalogo TRA Treviso Ricerca Arte
Stampato da Pixartprinting
Progetto grafico Multiplo

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Invito

La disfatta dell’immagine

A cura di Carlo Sala
Artisti in mostra: Alessandro Calabrese, Giorgio Di Noto, Irene Fenara, Enrico Smerilli, Alberto Sinigaglia, Lamberto Teotino e The Cool Couple.

La stagione espositiva a Ca’ dei Ricchi continua con la mostra “La disfatta dell’immagine”, curata da Carlo Sala che presenta l’opera di sette autori che hanno concepito una serie di fotografie che unite insieme costituiscono un’unica installazione lunga 42 metri che crea una sorta di labirinto, una stanza in cui il visitatore è invitato a entrare per rapportarsi con le immagini e a interrogarsi sul loro significato e la loro veste formale.
Il passaggio al digitale, il largo uso di tablet e smartphone, il rapporto quotidiano che si è instaurato con i social network e la disponibilità di giacimenti pressoché infiniti di immagini libere sulla rete, hanno portato ad una proliferazione di quest’ultime che presentano un carattere effimero. Lungo tutto il secolo scorso, invece, la fotografia generava delle vere e proprie “icone” che proponevano delle verità politiche, commerciali e storiche. Le immagini d’oggi all’opposto non possono avere la presunzione di essere autoreferenziali e immediatamente risolutive, ma devono problematizzare, alludere, interrogare e rimandare ad altre fonti del sapere. In mostra troveremo quindi delle immagini prive di “certezze” e connaturate da una natura ambigua che si manifesta anche nella loro forma: esse sono infatti realizzate attraverso glitch, errori consapevoli o dalla messa in relazione con altri apparati visivi che mischiano cultura autoriale e vernacolare. Nel compiere questo gesto di deflagrazione, manipolazione o collazione dell’immagine, l’autore si distacca dalla rappresentazione del reale per creare nuovi significati che sono una mera descrizione dell’oggettivo.

Tra gli approcci scelti dagli artisti, sia Alessandro Calabrese che il collettivo The Cool Couple si rivolgono al web alla ricerca di immagini anonime. Il progetto del 2015 A Failed Entertainment di Calabrese prende come punto di partenza una serie di scatti realizzati dall’autore nella città di Milano: grazie all’inserimento di questi su Google, il motore di ricerca ha trovato una costellazione di immagini correlate sulla base di criteri di verosimiglianza e la fotografia originale viene così integrata dalle nuove, creando un collage connotato dall’indeterminatezza visiva. Anche The Cool Couple con Rebus: Noti fotografi (2016) agisce attingendo al bacino della rete per compiere un intervento di carattere ludico, realizzando una serie di vignette contenenti dei rebus, in cui l’immagine che guida alla risoluzione coincide con il primo risultato della ricerca su Google, ottenuto inserendo la parola oggetto del quiz. Questo gioco ideato dagli autori è il pretesto per compiere una riflessione sulla reciproca connessione e codificazione tra le immagini e il linguaggio verbale, e creare così un’inversione paradigmatica nei rapporti di forza tra le due componenti della comunicazione di massa.

Irene Fenara, Enrico Smerilli e Lamberto Teotino, con modalità ed esiti dissimili, compiono invece un’opera di decostruzione dei caratteri formali dell’immagine. Smerilli, nella serie Here is where we meet (2013), propone un magma visivo alla ricerca di nuove ricombinazioni estetiche: le immagini, che per loro stessa natura dovrebbero essere una cristallizzazione permanente del visibile, sembrano in questo caso indicare una metamorfosi in divenire. Questa sensazione di instabilità è un implicito invito rivolto al fruitore a relazionarsi con i lavori e a compiere un ideale completamento della trasfigurazione. L’opera Mr and Mrs Smithee (2013) di Lamberto Teotino trasmette un senso di limite figurando l’attimo immediatamente precedente allo scoccare delle frecce che un uomo e una donna, protagonisti della fotografia, si scaglieranno addosso reciprocamente. Il clima della narrazione è sospeso in una precarietà emotiva che si intreccia con quella formale, dove una piccola crepa genera un cortocircuito percettivo. Irene Fenara, in Paesaggio mobile (2016), stravolge delle comuni fotografie montane attraverso un’azione analogica che prima deforma le stampe giocando sul loro carattere oggettuale, per poi scansionarle e riportale ad una bidimensionalità esasperata che le rende astrazioni. Anche Alberto Sinigaglia ragiona sui limiti del visibile: attraverso la collazione di immagini stranianti e di natura discorde i confini tra realtà e finzione sono resi labili, per cui, ad esempio, le associazioni compiute con la foto di un uomo tratta da un sito di ufologia ne avvalorano visivamente la supposta natura aliena. Infine Giorgio Di Noto, con il processo realizzativo che ha portato a Matrix (2013), tocca i due confini più lontani della riflessione condotta dall’esposizione: il materiale di partenza è difatti costituito da alcuni celebri scatti dei maestri della fotografia del Novecento, da Henri Cartier-Bresson a Elliott Erwitt, da Josef Koudelka a René Burri. Queste immagini di reportage, di fotografia sociale o di dialettica con il reale, capaci di cogliere l”instant décisif, nel lavoro di Di Noto perdono completamente il loro statuto di icone di massa grazie all’azione di alcuni algoritmi che ne smaterializzano la struttura esteriore, riducendole a superfici aniconiche dalle fattezze illeggibili.

INFO MOSTRA
La disfatta dell’immagine
a cura di Carlo Sala
Inaugurazione venerdì 5 febbraio, ore 18.30
06.02– 13.3.2016
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Catalogo TRA Treviso Ricerca Arte
Stampato da Pixartprinting
Progetto grafico Multiplo

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Alchemical Beauty

Ferrotipi fotografici di Carlo Furgeri Gilbert
+ Figure in sospensione, abiti contemporanei di Altrove, Venezia

TRA Treviso Ricerca Arte ospita dal 22 al 31 gennaio 2016, le fotografie scattate con l’antica tecnica del collodio, recuperata dal fotografo Carlo Furgeri Gilbert: immagini fuori dal tempo in dialogo con figure in sospensione, interpretate dagli abiti contemporanei di Altrove. I am somewhere else.
Per chi ama la moda, la fotografia e la ricerca, un’occasione da non perdere.
“Immagini antiche di volti, abiti e corpi contemporanei. È un vero e proprio viaggio nel tempo, a tratti spiazzante, quello proposto da Carlo Furgeri Gilbert, fotografo anglo-italiano di stanza a Milano che ha recuperato l’antica tecnica fotografica del collodio umido. Una sorta di operazione archeologica, nata per riscoprire due valori fondamentali diluiti fino a scomparire nell’epoca del digitale: il tempo – quello dei processi chimici da vegliare con cura e quello della ricerca e della messa a punto – e l’imperfezione, quella del soggetto, che non può essere corretta perché il collodio non ammette post-produzione ma che, accolta e conservata, rivela l’unicità autentica di ciò che viene ritratto. Nata nel 1851, questa tecnica consiste infatti nel dar vita a un “ferrotipo”, cioè un’immagine prodotta in esemplare unico su una lastra di alluminio, capace di conservare la storia di ciò che ritrae e di chi l’ha lavorata. Il processo esige una ritualità precisa per venire alla luce, e l’immagine emerge poco a poco dell’esito parzialmente imprevedibile delle reazioni chimiche. Ecco perché, secondo Furgeri Gilbert, un’immagine al collodio contiene tutti i caratteri di una vera esperienza, ed è in grado di trasmetterla generando un’emozione autentica dando voce a un mix ipnotico di eleganza e sensualità per invitarci alla riscoperta di una tecnica fotografica che ci restituisce il meglio del passato, e alla quale Furgeri Gilbert riesce a donare una straordinaria contemporaneità”. Francesca Stignani — Slowear Journal (www.slowearjournal.com)

“Una lastra al collodio non è semplicemente una fotografia; sono passi in equilibrio sulla sottile linea che divide il mondo del conosciuto, del rigore, della tecnica, da quello dell’inatteso, del caso. Il fotografo come un alchimista. La cerimonia di creazione dell’immagine segue un rituale meticoloso: la preparazione dei chimici, un processo severo secondo precise ricette; il gesto della colatura del collodio sulla lastra, con le mani che lentamente guidano la stesura del liquido ambrato; la sensibilizzazione nel bagno d’argento; lo scatto, che rinuncia all’istante per assecondare un tempo più lento. Infine lo sviluppo, il liquido che strappa la fotografia al suo stato di latenza per renderla reale e offrirla al mondo. Ogni momento partecipa al mistero della creazione dell’immagine. Ma l’imprevedibile e l’inatteso sono anch’essi elementi fondanti del processo.Invece di lottare il fotografo se ne appropria e permette al caso, all’imprevisto di sorprendere e governare. Quello che comunemente viene definito errore o imperfezione lascia spazio allo stupore e al mistero dando vita ad un’immagine unica e irripetibile che sembra essere sospesa ai bordi del tempo.” Carlo Furgeri Gilbert

Nota tecnica:

Il collodio umido è un processo fotografico messo a punto nel 1851 da Frederick Scott Archer. Questa tecnica rivoluzionò il mondo della fotografia perchè era di più semplice utilizzo se comparata alle tecniche esistenti come il dagherrotipo. Si potevano creare negativi su lastre di vetro e venne più che dimezzato il tempo di esposizione: l’esposizione passò da svariati minuti a pochi secondi permettendo così di cogliere le persone con più immediatezza anche se non ancora nell’istante. Tutto il processo però doveva avvenire in loco perchè la lastra andava esposta e svilluppata prima che il collodio asciugasse (da qui la definzione di ‘collodio umido’). L’utilizzo di questa tecnica permise a fotografi come Nadar, Roger Fenton, Matthew Brady, all’italiano Felice Beato di raccontare con maggior precisione e spontaneità la loro epoca e di creare immagini che diventarono iconiche. Un grande successo ebbe l’introduzione della ferrotipia, specialmente durante la Guerra Civile Americana, perchè permetteva di avere un’immagine positiva su una lastra metallica (all’inizio fu il ferro poi venne l’alluminio) a costi ridotti e molto più facilmente trasportabile.

Carlo Furgeri Gilbert
Nato a Londra, da madre inglese, padre emiliano, nonna neozelandese. Cresciuto a Ravenna ora abita tra Milano e Londra. Un po’ inquieto di natura, dopo la laurea in architettura si è dedicato totalmente alla fotografia e al videomaking. Come fotografo ritrattista collabora regolarmente con importanti riviste come RollingStone, WallStreetJournal, GQ, Vanity Fair, IoDonna, Amica, Icon, L’Optimum Art. Oltre a scattare campagne pubblicitarie per grandi brand internazionali ha realizzato progetti di corporate identity per clienti come Pirelli e Yoox. Con Pirelli ha lavorato ad un progetto a lungo termine documentando il mondo del lavoro nele loro fabbriche europee. Questo progetto si è concretizzato in una mostra alla Triennale di Milano. Cercando sempre di trovare nuovi modi di espressione, i suoi progetti personali lo portano oggi a sperimentare la fotografia contemporanea attraverso tecniche antiche, che risalgono al XIX secolo; utilizzando il collodio umido realizza immagini in copia unica su lastre di vetro e alluminio.

Altrove. I am somewhere else
Nasce dall’esperienza maturata dalle due fondatrici Miriam Nonino e Alessandra Milan in ambiti contigui a quello della moda/design. Entrambe hanno un background di studi radicati nel mondo dell’arte. Naturalmente queste influenze vivono all’interno del marchio e sono fondamentali per il suo sviluppo. Altrove ha sviluppato un approccio “atipico” nel sistema moda. La strategia è quella propria del design. Ogni capo d’abbigliamento nasce dall’incontro di una forma (disegno) e di un materiale (lana, cotone, lino ecc.) ed è progettato per durare nel tempo, per non subire i ritmi dettati dala tendenza e dalle stagioni, per entrare a far parte in maniera stabile del guardaroba di chi lo indossa “Il nostro approccio al capo d’abbigliamento è più vicino al design che alla moda. Molto spesso ci chiamano stiliste, ma non ci riconosciamo in questa definizione”. Abiti che vanno oltre la moda e non si curano dell’alternarsi delle stagioni: questa è la ricetta di Altrove. In un mondo dove tutto va veloce, Altrove prende il suo tempo: le sue radici sono veneziane ed il nome stesso nasce dalla sensazione di sentirsi da qualche altra parte – sia nel tempo che nello spazio. Le collezioni donna e uomo sono composte da un numero ristretto di capi, e caratterizzate da un’accurata ricerca di forme. Lo sviluppo della forma è al centro del processo creativo di Altrove, i tessuti diventano “strumenti”, il mezzo attraverso cui essa si esprime. Nella ricerca della purezza dello stile, le applicazioni e le decorazioni sono eliminate conferendo ai capi una sofisticata essenzialità. Scelte costruttive quali la destrutturazione, dettagli come il taglio vivo, sono punti fermi nella proposta di Altrove. Gli abiti sono definiti dalla modularità: offrire la possibilità a chi li indossa di poter intervenire direttamente su di essi, invertendo il davanti col dietro, modificando un’abbottonatura… il capo viene interpretato, si sceglie come portarlo, lo si adatta al proprio modo di sentire. Sono abiti in movimento, una caratteristica che consente di creare nuove geometrie e volumi inediti, conferendo unicità a chi li indossa.
Altrove è una storia di gusto non di moda. www.iosonoaltrove.com

INFO MOSTRA
Alchemical Beauty
Ferrotipi fotografici di Carlo Furgeri Gilbert
+ Figure in sospensione, abiti contemporanei di Altrove, Venezia
Inaugurazione giovedì 21 gennaio, ore 19.00.
21.01 – 31.01.2016
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Si ringrazia
Slash, Treviso

Catalogo TRA Treviso Ricerca Arte
Stampato da Pixartprinting
Progetto grafico Altrove

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Comunicato Stampa
Invito