Mostre

Ten Years and Eighty-Seven Days – Luisa Menazzi Moretti

Ten Years and Eighty-Seven Days
di Luisa Menazzi Moretti
Mostra prodotta e organizzata in collaborazione con il Museo Santa Maria della Scala, Comune di Siena

Giovedì 6 settembre alle ore 19:00, TRA Treviso Ricerca Arte inagura la mostra personale di Luisa Menazzi Moretti presso la propria sede al Piano Nobile di Ca’ dei Ricchi.

Dieci anni e ottantasette giorni è il tempo medio che deve attendere un condannato a morte, in solitudine, nel braccio della morte di Livingstone, vicino ad Huntsville, in Texas, dal momento della condanna all’esecuzione. Ten Years and Eighty-Seven Days/Dieci anni e ottantasette giorni è il titolo della mostra che la fotografa Luisa Menazzi Moretti ha realizzato a partire dalle lettere e dalle interviste dei giustiziati.
Luisa Menazzi Moretti ha studiato le storie e letto i testi con cui i condannati del braccio della morte
raccontano le loro vite o descrivono le emozioni vissute nel carcere di massima sicurezza del Texas, dove tutt’oggi vengono eseguite più esecuzioni di ogni nazione democratica del mondo occidentale. Le loro parole hanno ispirato un parallelo lavoro fotografico di Menazzi Moretti, che dà immagini a frasi, emozioni, dichiarazioni dei condannati a morte.
Nella mostra, i testi delle lettere o delle dichiarazioni dei detenuti sono affiancate alle fotografie dell’artista italiana: fotografie singole, dittici o trittici, che “non raccontano le parole, ma danno forma ai pensieri degli uomini e delle donne che le hanno pronunciate” – come scrive Daniele Pitteri, direttore del Museo Santa Maria alla Scala di Siena.“Si può rappresentare visivamente il pensiero espresso dalle parole? … La fotografia di Luisa Menazzi Moretti si pone a lato – non di fronte – al testo scritto, come sua possibile estensione, non come rispecchiamento. Le immagini si riverberano sulle parole, illuminandole di suggestioni che una prima lettura non rivelava” – scrive Luigi Reitani.Distante da ogni realismo, la fotografia di Luisa Menazzi Moretti richiama una profonda riflessione sulla pena di morte.
Dei 29 Stati che negli Stati Uniti d’America praticano la pena di morte, Luisa Menazzi Moretti ha scelto di lavorare su quanto continua ad accadere nel ricco ed evoluto Texas (dove ha vissuto per molti anni) che vanta il triste primato di esecuzioni.

La mostra, composta da 17 fotografie di grande formato (esposte come opere singole, dittici e trittici) e 9 testi, si conclude con le foto segnaletiche di tutti i condannati dal 1982 (data in cui si introduce l’iniezione letale) ad oggi. Il video della mostra, che ha ricevuto la menzione d’onore dell’International Photography Award di New York, conclude il percorso espositivo.

La mostra è esposta in concomitanza con lo svolgimento di Sole Luna Film Festival (11-16 settembre).

INFO MOSTRA
Inaugurazione giovedì 6 settembre, ore 19.00.
7.9 – 23.9.2018
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

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Totoaba – Francesco Maluta

A cura di Rossella Farinotti.
Mostra personale di Francesco Maluta.

Venerdì 25 maggio alle 19 TRA Treviso Ricerca Arte inaugura la mostra personale di Francesco Maluta Totoaba, curata da Rossella Farinotti, frutto del premio speciale TRA in occasione del Premio Fondazione Francesco Fabbri 2018.

Totoaba è il nuovo progetto di Francesco Maluta concepito per lo spazio di Ca’ dei Ricchi a Treviso. La mostra, a cura di Rossella Farinotti, si compone di un ciclo di lavori inediti intimamente correlati che esprimono, con denuncia, lo sfruttamento del mondo animale per mano dell’uomo. La tematica, precedentemente affrontata nell’Open Studio inaugurato lo scorso marzo presso la Fonderia Artistica Battaglia di Milano dove l’artista è stato in residenza, trova qui il suo sviluppo e approfondimento.

La totoaba è un pesce che vive nel Golfo del Messico, pescato ed ucciso per la sua vescica natatoria. Questa viene venduta in Cina a prezzi esorbitanti, poiché considerata un potente rimedio naturale per la salute, senza alcun fondamento scientifico. Francesco Maluta interviene nello spazio creando un percorso obbligato dove il fruitore, come in un elegante labirinto, si trova a seguire un rituale visivo. Una mostra articolata all’interno della sfera animale, ritraendo quelle specie che, per credenze popolari, vanità e inesistenti poteri curativi, stanno subendo in silenzio la propria estinzione.

Il visitatore è accompagnato in un viaggio sintetico, straniante e strutturato, per sottolineare la forza dell’umano, lasciato qui volutamente assente, e permettere a questi animali di essere finalmente liberi protagonisti: dalla vaquita, il cetaceo più piccolo del mondo, vittima collaterale della pesca fraudolenta della totoaba, al pangolino, perseguitato per le sue scaglie ritenute miracolose, ma composte da nient’altro che semplice cheratina; dalla tigre del Bengala il cui vino di ossa si immagina essere un elisir di lunga vita, al rinoceronte il cui corno porterebbe vigore e fertilità maschile.

Attraverso una pittura satura, dove la luce è densa e i colori non sempre aderenti al reale, Maluta presenta una foresta di dipinti di grande e piccolo formato, al cui interno si scova Bernoccolo, un raffinato corno che l’artista ha creato e fuso in bronzo, come oggetto da indossare. Come lui, anche Totoaba si manifesta come un simbolo: un piccolo elemento da cui parte un’intera catena. Il luogo e le opere dialogano in una dimensione in cui la luce, resa innaturale, muta l’impatto visivo avvolgendo i soggetti in un ambiente onirico, illusorio, il cui carattere drammatico lascia spazio al suo aspetto più magico, e viceversa.

La mostra sarà visibile fino al 28 luglio 2018; per l’occasione sarà realizzato un catalogo.

 

BIO
Francesco Maluta è nato a Lovere nel 1983, vive e lavora a Milano. L’interesse per la natura animale, che contraddistingue la sua ricerca, riflette una serie di problematiche attuali, dalla dinamica del dominio, al gioco eternamente irrisolto tra oppressore e oppresso, ad un’empatica osservazione degli “esclusi”.
I suoi lavori mostrano come l’immagine della comunicazione non verbale possa provocare riconsiderazioni sull’uomo e sulle effettive relazioni tra le specie, ragionando su quali siano i nostri modelli per riconfigurare la società e il nostro rapporto con l’ambiente in senso lato.
La natura animale è oggi più che mai al centro dei dibattiti sull’era antropica e sulle preoccupazioni ecologiche di scienziati e pensatori, ma forse il vero accesso all’alterità animale sarà possibile solo con una trasformazione dell’auto-comprensione umana.
Dal 2013, è co-fondatore del collettivo artistico Fondazione Malutta. Dopo la laurea specialistica conseguita nello stesso anno presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, ha partecipato a numerose residenze e workshop tra cui VIR Viafarini-in-residence a Milano, ViadellaFucina16 a Torino, Madeinfinlandia a Pergine Valdarno e Penthouse Art Space Residency a Bruxelles. Il suo lavoro è stato esposto alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, al Tulla Culture Center di Tirana, a Dimora Artica a Milano, alla Galleria Monitor di Roma, al Caffè Internazionale di Palermo, alla Villa Vertua Masolo di Nova Milanese, alla Collezione Zoologia di Comerio. Nel 2017 è finalista del Premio Fondazione Francesco Fabbri e vincitore del Premio TRA Treviso Ricerca Arte.

INFO MOSTRA
Totoaba
Francesco Maluta
a cura di Rossella Farinotti
Inaugurazione venerdìo 25 maggio, ore 19.00.
26.5 – 28.7.2018
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Chiusure straordinarie
2 giugno solo pom.
Dal 1.7 domeniche chiuse.
Ingresso libero

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Hyper-faded Ordinary Life

Sabato 7 aprile alle 18 sarà inaugurata a Ca’ dei Ricchi a Treviso la mostra Hyper-faded Ordinary Life, curata da Carlo Sala e promossa da Treviso Ricerca Arte. Il progetto propone il lavoro di due autori contemporanei, Lucia Cristiani e Simone Monsi, che nella loro pratica artistica riflettono su una serie di temi emblematici della contemporaneità. Il titolo dell’esposizione allude infatti alla condizione tipica delle giovani generazioni che si vivono in un forte divario tra la performatività e iper-attività sperimentata negli avatar virtuali (o nelle situazioni lavorative) e la normalità sbiadita e apatica che caratterizza invece la dimensione reale della loro quotidianità.

Ad aprire la mostra la serie di stampe I-VII (2015) di Lucia Cristiani (Milano, 1991) che sono una meditazione sul ruolo stesso dell’artista e sul pericolo di mettere in primo piano l’affermazione di sé nel sistema rispetto alla profondità della ricerca. Per questo l’autrice si è appropriata delle forme di alcuni adesivi di caschi di grandi piloti di Moto GP e Formula 1 – metafore dell’atleta costretto a correre sempre più velocemente – e li ha modificati e decontestualizzanti rendendoli della semplici astrazioni, eliminando così il loro aspetto funzionale e la loro identificazione immediata.

La seconda parte dell’intervento della Cristiani è incentrata sul fenomeno del Normcore che investe le generazioni più giovani che si trovano in uno stato di solitudine collettiva e inadeguatezza permanente, a cui rispondono con un appiattimento del sé. Le sculture oggettuali dell’artista come Holy Water (2016), THE GRACE OF MAYBE (2016) o desiderio@tel.net.ba (2017) incarnano proprio l’aspirazione a questa neutralità estetica e di opinione, assunte nella convinzione di poter rendere più semplici e fluidi i rapporti personali e che accentua invece il disagio interiore, inibendo ogni legame autentico. Sembra invece ribaltare questo schema comportamentale il lavoro Puoi immaginare (LOST in a declaration for you) (2017), che riporta una scritta in lingua bosniaca, Mozes Zamisliti, che è un intercalare utilizzato durante i racconti orali per coinvolgere chi ascolta una storia, così da renderlo partecipe attraverso l’immaginazione. Le parole hanno come sfondo un frame della nota serie televisiva americana LOST, dove il fumo nero provoca allucinazioni che riportano ad una nuova coscienza, ad una nuova realtà possibile.

Le installazioni e stampe di Simone Monsi (Fiorenzuola d’Arda, 1988) partono dall’indagine sulle forme di rappresentazione tipiche delle piattaforme social della rete. Il lavoro Your Fan Club Can’t Save You (2017) sin dal titolo fa capire come alcune dinamiche virtuali, basate sulla popolarità, siano vacue e non possano incidere nella vita reale. Le forme antropomorfe della scultura da un lato richiamano le mani (ossia lo strumento per connettersi agli altri tramite i sistemi touch), dall’altro una bandiera stropicciata (elemento generalmente carico di valori identitari) ora ridotta a mocio per pulire il pavimento, ma che può assumere un significato positivo come strumento che metaforicamente cancella le tracce della persona. L’installazione, CAPITOLO FINALE (2016), ha una forma totemica che la rende un monumento, al contempo ironico ed inquietante, tra cultura pop ed echi distopici, che celebra le mani al servizio (o forse in schiavitù) dello strumento informatico; se ad un primo sguardo le fattezze dell’opera possono apparire ludiche, dietro ad esse si cela una riflessione sui rapporti umani e sulla vacuità dell’esperienza mediata. Il lavoro è ricoperto da una serie di stampe digitali di immagini trovate su internet con l’hashtag #sunsetporn, creando così una miscellanea visiva ipersatura e kitsch che oscilla tra romanticismo patetico e grottesco, tra superficialità e malinconia, tra quotidiano e perturbante.

Infine i lavori intitolati Alone Is The New Together (2014-in corso) estrapolano dal contesto web una serie di frasi riprodotte a xylografia: la matrice di legno, tipica della tecnica, sembra alludere alle scritte stereotipate incise dagli innamorati sugli alberi. Le frasi presenti nelle opere sono sospese tra ironia e senso critico, rivelando una sorta di appiattimento volontario tipico dell’interazione e delle dinamiche relazionali post-social che seguono delle regole precise, portando di fatto all’omologazione.

La mostra sarà visibile fino al 20 maggio 2018; per l’occasione sarà realizzato un catalogo con il testo di Carlo Sala.

Photo credit: t-space studio

 

INFO MOSTRA
Hyper-faded Ordinary Life
di Lucia Cristiani e Simone Monsi
a cura di Carlo Sala
Inaugurazione sabato 7 aprile, ore 18.00.
8.4 – 20.5.2018
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

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A fuoco continuo – Dario Picariello

A cura di Stefano Volpato.
Mostra personale di Dario Picariello.

Sabato 24 febbraio alle ore 18.00, TRA Treviso Ricerca Arte inaugura la mostra personale ‘A fuoco continuo’ di Dario Picariello, a cura di Stefano Volpato.

In occasione della propria personale a TRA, Dario Picariello realizza un’installazione composta da alcuni scatti fotografici di grandi dimensioni, allestiti con oggetti tipici del backstage fotografico come stativi e pannelli riflettenti, disposti lungo un binario che attraversa il piano nobile di Ca’ dei Ricchi.

Le fotografie sono realizzate presso la Fornace Guerra-Gregorj a Sant’Antonino (Treviso), diretta, tra XIX e XX secolo, dall’illuminato Gregorio Gregorj. Egli ha l’intuizione di modernizzare la produzione industriale di laterizi, al fine di sostenerne una specificamente artistica. Per fare questo, chiama intorno a sé i più promettenti pittori e scultori, integrando all’attività della Fornace quella della Sala degli Artisti: qui muove i primi, decisivi passi il giovanissimo Arturo Martini.

La suggestione esercitata dall’azione e dal pensiero del capitano d’industria è il fil rouge dell’operazione di Dario Picariello. Promuovendo due laboratori propedeutici, in collaborazione con il Liceo Artistico di Treviso e l’attuale proprietaria della Fornace, Luisa Gregorj, l’artista ha metaforicamente riattivato il luogo, riportandovi l’attività febbrile del lavoro e ripercorrendone le tracce del ricordo e degli affetti.

Nella sua serie fotografica, Picariello restituisce un ritratto dell’“oscuro fornaciaio”, come lo stesso Gregorio si definisce, nel tentare un’operazione in partenza fallimentare: ricreare la Sala degli Artisti. Alcuni elementi presenti nelle sale abbandonate, colti o ricomposti in raffinati e precari equilibri, divengono oggetto di una calibrata costruzione formale. Un uso sapiente della luce, che richiama suggestioni quasi bizantine, colloca la narratività delle scene che si sviluppa nei vari componenti dell’installazione in uno stato atemporale ambiguamente sospeso, in bilico tra passato e presente.

Perché se esiste la possibilità del fallimento, la parabola di Gregorj e del suo opificio, testimonia oggi il suo straordinario valore. Interrogando le tracce del luogo e della storia, il lavoro del giovane artista irpino non solo riaccende metaforicamente la Fornace, sulle macerie di ciò che resta, ma contestualmente ne prosegue poeticamente la ricerca sul significato del proprio stesso operare e sulla propria identità.

DARIO PICARIELLO (Avellino, 1991)
Artista, vive e lavora tra Napoli e Milano. Laureato a Urbino in Decorazione per le Arti Visive, attualmente frequenta il Master in Photography and Visual Design presso NABA – Milano. Tra le mostre selezionate, si ricordano: Officine dell’Umbria 2017 (2017), doppia personale con Aurelién Mauplot presso Palazzo Lucarini a Trevi; Mascarata (2016), personale a cura di Eugenio Viola presso Casa Raffaello a Urbino e OFF Course Young Contemporary Art a cura di Laura Petrillo presso The Dynastie a Bruxelles; Codice Italia Academy (2015) di Vincenzo Trione a Palazzo Grimani di Venezia. Finalista Premio Cramum 2017, Museo del Duomo di Milano.

INFO MOSTRA
A fuoco continuo
Dario Picariello
a cura di Stefano Volpato
Inaugurazione sabato 24 febbraio, ore 18.00.
25.2 – 31.3.2018
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
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Superficie di contatto – Ludovico Bomben

A cura di Riccardo Caldura
Mostra personale di Ludovico Bomben.

TRA vi invita all’inaugurazione della mostra personale di Ludovico Bomben dal titolo ‘Superficie di contatto’, a cura di Riccardo Caldura, che si terrà sabato 16 dicembre alle ore 18.00.

L’artista presenta una selezione di opere inedite, a parete e nello spazio, contraddistinte dal nitore formale che è la chiave stilistica e concettuale della sua ricerca. Un linguaggio minimalista in grado di calibrare ogni elemento in relazione con le caratteristiche dell’ambiente, in questo caso il trecentesco piano nobile di Cà dei Ricchi, senza subirne però la marcata caratterizzazione grazie alla capacità di generare un proprio  dispositivo spaziale.

Si potrebbe parlare di uno spazio nello spazio, dove  il primo, quello contemporaneo, produce nei confronti del secondo, lo spazio storico che lo contiene, una sospensione silenziosa, ritmata dall’articolazione delle opere a parete,  grandi superfici bianche dove affiorano dalla carta, stampata a secco, le trame geometriche di ulteriori spazi possibili. I lavori a carattere installativo e scultoreo, composti di pochi essenziali elementi, generano a loro volta linee di tensione nell’ambiente dovute al preciso quanto delicato equilibrio delle parti che li compongono. L’acuminarsi delle estremità degli oggetti  esposti, vere e proprie linee-dardo, richiede volutamente allo spettatore un aumento del suo livello di attenzione.

Uno spazio dunque della misura e dell’equilibrio, dovuto a gesti compositivi discreti, quanto netti, grazie alla precisione con cui vengono evidenziandosi le linee-forza tridimensionali, e il gioco degli affioramenti di forme possibili dalla luminosità e purezza delle superfici. Queste recenti opere di Bomben, singolarmente e ancor più nella loro reciproca iterazione nello spazio,  rappresentano bene quanto il suo lavoro sia particolarmente attento alla relazione fra bidimensionalità e tridimensionalità: il volume può ridursi all’essenzialità di una linea di forza, di una linea-dardo, la superficie si tende rivelando la tensione sottocute che la pervade, resa percettibile dallo spessore di un orlo dorato. In una delle opere esposte, una grande ‘icona’ a parete, questo gioco di tensioni e affioramenti è rivelato dal rapporto delle due forme che compongono il lavoro: immerse nel bianco sembrano subire un processo di estroflessione e di compenetrazione. Qualcosa accade su quelle superfici e sono le variazioni della luce a rivelarlo. Qualcosa accade quando lo spazio generato dall’opera, nella sua apparente sottrazione di quel che vi è da vedere, in realtà chiede al visitatore di concentrarsi, di rallentare, per entrare in contatto con l’esperienza di un appena visibile fatto di luce, di forme affioranti e della delicata materialità di elementi compositivi quali l’oro, il nero delle lucidature metalliche, il bianco delle carte.

Nelle materie lì dove queste sono sul punto di smaterializzarsi, sulle superfici dove gioca la capacità di rivelazione che ha la luce, nelle linee-forza che invitano a concepire uno spazio di meditazione non come uno spazio ‘disarmato’, ma come uno spazio dove l’attenzione deve acuirsi, nel complesso gioco di reciprocità di questi elementi, si articola una particolare concezione dell’opera contemporanea, che si sottrae alla dimensione della quotidianità, per far spazio, ed entrare in contatto, con una diversa visione della realtà. (Riccardo Caldura)

Nello stesso periodo alcune opere di Bomben saranno esposte presso lo spazio di Slash Treviso che ringraziamo per la collaborazione.

 

Ludovico Bomben (Pordenone 1982)
Consegue il diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia dopo aver frequentato il quadriennio di Decorazione.
La sua ricerca prende avvio con le installazioni ambientali luminose che mirano a destrutturare ambienti e luoghi quotidiani, scardinando le percezioni di chi abitualmente li frequenta. Negli ultimi anni di lavoro sposta l’attenzione dall’ambiente all’oggetto, concentrandosi nello studio dei rapporti tra materiale, linguaggio, forma e concetto. Quest’analisi lo conduce all’utilizzo di alcuni simboli appartenenti all’ambito del sacro che diventa nuovo territorio d’indagine. Tra proporzioni auree e rigore formale tenta una rilettura e ridefinizione dell’immagine sacra nel contemporaneo, mescolando antiche tradizioni a materiali industriali di nuova generazione.

Espone in varie sedi private e istituzionali tra cui la 54. Biennale d’arte di Venezia, il Talent Prize, Dolomiti Contemporanee, Fondazione Bevilacqua La Masa, il Tina B Festival di Praga, il Premio Fabbri, Villa Manin, CAREOF – Via Farini, il Museo Revoltella, Palazzo Reale a Milano.

Parallelamente approfondisce il campo della progettazione, del design e della grafica lavorando per varie aziende del territorio pordenonese.

INFO MOSTRA
Superficie di contatto
Ludovico Bomben
a cura di Riccardo Caldura
Inaugurazione sabato 16 dicembre, ore 18.00.
19.12 – 4.02.2018
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30. Giovedì 18.1.18 mostra non visitabile
Variazioni di orario durante le feste:
dal 24 al 27 dicembre e dal 31 dicembre al 3 gennaio la mostra rimarrà chiusa;
dal 28 al 30 dicembre e dal 4 al 7 gennaio solo orario pomeridiano.

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DIGITRA II – Hyperplanes

di Fabio Giampietro e Alessio De Vecchi
a cura di Federica Patti

La stagione espositiva di TRA continua con la seconda edizione di DIGITRA, rassegna dedicata all’arte digitale internazionale ideata da Ennio Bianco e promossa dall’Associazione Treviso Ricerca Arte.

Arriva a Ca’ dei Ricchi “Hyperplanes of Simultaneity”, serie di opere pittoriche realizzate dall’artista milanese Fabio Giampietro, in collaborazione con il digital artist Alessio De Vecchi. Questa edizione si focalizza su una peculiare produzione artistica digitale “made in Italy”, capace di mettere in dialogo tecnologie antiche e contemporanee e di far coesistere oggetto concreto e opera effimera, fino a oltrepassare letteralmente le barriere dimensionali, per esplorare il mondo oltre la tela. Curato da Federica Patti e pensato per gli spazi di TRA, il progetto espositivo è composto da “HPS:l’onda”, una grande tela “a onda” alta tre metri, e dalle ultime opere pittoriche della serie, qui presentate per la prima volta in Italia. Ogni dipinto rappresenta la visione alterata e distorta di una città immaginaria e alienante. Ogni rappresentazione pittorica è accompagnata da un ambiente virtuale equivalente, fruibile solo indossando un visore Samsung Gear. “Hyperplanes” è infatti un’operazione che crea una temporanea bolla di simultaneità tra spazio e tempo,  proponendo allo spettatore una “vertigine” visiva, spaziale, sensoriale e multimediale, possibile solo grazie alla compenetrazione fra mondo fisico e sua dilatazione tecnica. Sceglie il visore come risorsa fondamentale del processo artistico: l’opera si completa attraverso le infinite combinazioni composte dall’ambiente virtuale e dalla fruizione attiva svolta dallo spettatore. Un gesto audace – premiato con il Lumen Prize 2016 – che riconosce alla tecnologia VR l’unicità di permettere una composizione polidimensionale fatta di sospensioni logiche e temporali, a completamento della metafora pittorica. Pertanto, nella simulazione digitale, gli infiniti livelli simultanei – sovrapposti, accumulati, compressi – che saturano le tele di Giampietro, trovano finalmente ampio respiro.

INFO MOSTRA
Digitra II – Hyperplanes
Mostra personale di Fabio Giampietro e Alessio De Vecchi
a cura di Federica Patti
Inaugurazione sabato 28 ottobre, ore 18.30.
29.10. – 10.12.2017
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Orari particolari: 1.11 solo pomeriggio / 7.11 chiuso / 8.12 solo pomeriggio.
Ingresso libero

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VISITE GUIDATE
Si organizzano visite guidate per scuole, aziende e privati.

Codex Seraphinianus e altre divagazioni di Luigi Serafini

A cura di Carlo Sala
In collaborazione con TCBF – Treviso Comic Book Festival.

Sabato 23 settembre alle ore 18.00, inaugura una nuova mostra realizzata in collaborazione con il Treviso Comic Book Festival che si svolgerà dal 21 al 24 settembre.

Il Codex Seraphinianus con le sue immagini misteriose e cariche di fascino è considerato un vero e proprio libro di culto, amato negli anni da intellettuali del calibro di Roland Barthes, Italo Calvino e Tim Burton. Uscito per la Franco Maria Ricci nel 1981, è stato scritto e illustrato dall’artista Luigi Serafini; presenta oltre mille disegni che mostrano metamorfosi, piante sconosciute, palazzi bizzarri e macchine enigmatiche. Le illustrazioni, accompagnate da una grafia indecifrabile, creano così una personale e immaginaria enciclopedia dell’artista dove convivono, in chiave fantastica, discipline come la botanica, la zoologia, l’architettura, la fisica e l’etnografia. In occasione del Treviso Comic Book Festival 2017 viene esposto un corpus di oltre cinquanta tavole originali del Codex in dialogo con una selezione di tavole tratte dal volume Pulcinellopaedia Seraphiniana, dedicato alla famosa maschera della Commedia dell’arte. Completa questo “viaggio” nell’universo di Serafini la surreale installazione Il mezzo tonno del 2007.

sabato 30.09 chiuso

Organic Memory

In collaborazione con IoDeposito, nell’ambito del programma B#side War.
Artisti: Vanheuele, Lang Ea, Cosima Montavoci, Anitra Hamilton, Ilisie Remus, Ting Bao, Victoria Lucas e Boris Beja.

Da giovedì 29 giugno la sede di TRA al piano nobile di Ca’ dei Ricchi, ospita la mostra ‘Organic Memory’, organizzata in collaborazione con IoDeposito nell’ambito del programma B#side War.
L’esposizione riunisce artisti internazionali in una riflessione congiunta e sfaccettata sulla memoria collettiva, a partire dai corpi e dalle forme in cui essa si incarna.
La prospettiva si focalizza sulla memoria dei conflitti mondiali, ancora non del tutto scandagliata, con il tema ricorrente del suolo e della sua organicità.
L’intenzione è quella di stimolare una riflessione sull’ambivalenza di ogni conflitto e sull’importanza della memoria per l’esistenza umana. Memoria che non solo è elaborazione impalpabile e personale, ma diventa organica, tangibile, legata al suolo, all’identità e all’esperienza, quindi collettiva.

INFO MOSTRA
Organic Memory
Inaugurazione giovedì 29 giugno, ore 19:00
30.6 – 5.8.2017
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 17.00-20.00
Ingresso libero

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Lost in Arcadia

a cura di Andrea Bruciati
Sale temporanee Museo L. Bailo, Treviso
TRA – Ca’ dei Ricchi, Treviso

L’Associazione TRA Treviso Ricerca Arte sfonda le mura di Ca’ dei Ricchi e, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Treviso, sabato 6 maggio alle ore 18.30 presso le sale temporanee del Museo Luigi Bailo di Treviso inaugura ‘Lost in Arcadia’.

La mostra, a cura di Andrea Bruciati, prevede l’esposizione di una quarantina di opere di importanti artisti della scena internazionale di diverse generazioni, dislocate all’interno di due distinti spazi espositivi: le sale temporanee del Museo Luigi Bailo e Ca’ dei Ricchi (con inaugurazione sabato 20 maggio alle ore 18.30).

‘Lost in Arcadia’ è una riflessione leggera e drammatica sulla condizione umana contemporanea ed insieme un omaggio ad un intellettuale quale Giovanni Comisso (Treviso 1895 – 1969) che di queste istanze è stato anticipatore sottile e prezioso.

Le opere selezionate possiedono la medesima temperatura di uno scrittore immoralista per vocazione, credente soltanto nei sensi, refrattario alle idee e docile all’istinto, disposto alla letteratura ‘non per pensare, ma solo per seguire gli incanti’. Le opere presentate assecondano queste istanze accordando una visività e percezione quasi ippocratica della natura a un costante ed ossessivo senso del tempo, dalla fuggevolezza del momento creativo e dalla precarietà di ogni valore. Pertanto al sogno giovanile dell’infinità percorribile del mondo naufragato in un relativismo estremo, si avvicenda la registrazione di un tempo ora ‘peso atmosferico, immanente fino a determinare la caduta di una foglia, l’aprirsi di un fiore, il formarsi di un pensiero umano’ (da ‘Lamento di un conservatore’).

L’uomo e la grazia dei sensi presenti anche nei temi cari all’intellettuale trevigiano, riempiono lo spazio d’aria fissandovi eternamente la loro struttura corporale, quasi in maniera cinica, ma sempre sotto l’egida della fragilità umana. Il tutto e sempre per uno sguardo quasi fisico, nonostante la precarietà appunto dei materiali, soprattutto opere su carta e fotografie, tutta contemporanea. Attraverso un percorso diacronico, fra maestri a lui coevi (Martini, de Pisis, Scipione, Carrà) e le istanze di ricerca più contemporanee ed internazionali (da Mapplethorpe alla Dumas, da McCarthy a Uklanski) si intende pertanto creare un ponte fra generazioni diverse per intessere un progetto espositivo sensibile e dialettico, dove memoria e ricordo riattivano consapevolezze e moti d’animo oggi troppo spesso trascurati.

Artisti in mostra al Museo L. Bailo:

John Boch, Alighiero Boetti, Carlo Carrà, Sandro Chia, Roberto Cuoghi, Gino De Dominicis, Filippo De Pisis, Marlene Dumas, Lucio Fontana, Paolo Gioli, Christian Holstad, Ernst Ludwig Kirchner, Urs Luthi, Victor Man, Robert Mapplethorpe, Arturo Martini, Roman Opalka, Gina Pane, Marc Quinn, Pietro Roccasalva, Piotr Uklansky, Guglielmo Von Pluschow, Michele Zaza.

Artisti in mostra a Ca’ dei Ricchi:

Vincenzo Agnetti, Adriano Altamira, Giorgio Andreotta Calò, Micol Assael, Gianfranco Baruchello, Tracey Emin & Sarah Lucas, Fabio Mauri, Paul McCarthy, Luca Patella, Lamberto Pignotti, Emilio Prini, Scipione, Gedi Sibony, Miroslav Tichy, Franco Vaccari, Wilhelm von Gloeden.

INFO MOSTRA
Lost in Arcadia
a cura di Andrea Bruciati
In collaborazione con Comune di Treviso

Sale temporanee del Museo Luigi Bailo
Inaugurazione sabato 6 maggio ore 18:30
7.5-25.6.2017
Orari apertura: martedì – domenica 10.00 – 18.00
Ingresso museo 6,00 Euro / 4,00 Euro Soci TRA

TRA – Ca’ dei Ricchi
Inaugurazione sabato 20 maggio, ore 18:30
21.5-25.6.2017
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Catalogo TRA Treviso Ricerca Arte
Progetto grafico Multiplo, Padova

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Comunicato Stampa Museo Bailo
Comunicato stampa Ca’ dei Ricchi
Invito

1KM

A cura di Gianpaolo Arena
In collaborazione con Landscape Stories, Vulcano e Altevie.
Artisti: Raimond Wouda, Céline Clanet, Jan Stradtmann.

Sabato 8 aprile alle 18:30 presso Ca’ dei Ricchi,  inaugura la mostra ‘1KM’, nata dalla collaborazione tra Altevie, Landscape Stories, TRA e Vulcano.

1KM è un progetto che ha coinvolto per più di un anno Vulcano portandolo a collaborare con una società che lavora nel campo dell’Information Technology, uno dei più importanti magazine di fotografia contemporanea e tre fotografi internazionali.
Vulcano ha dato forza all’idea lavorando in piena sinergia con Altevie Technologies affinché il progetto potesse trovare la propria strada. È stato coinvolto Landscape Stories Magazine nella ricerca di tre fotografi dal profilo internazionale cui affidare il compito di interpretare il tema del gioco e lo spirito di Altevie attraverso tre progetti fotografici d’autore. Quell’idea è diventata così un libro, e quel libro ora va in mostra.

1KM è nato da un’intuizione e dal desiderio di un’azienda di sapersi raccontare differentemente. Raimond Wouda (Olanda), Céline Clanet (Francia) e Jan Stradtmann (Germania) hanno così fotografato l’Italia di Altevie utilizzando una sola semplice regola: cercare lo spazio pubblico dedicato allo svago che sia il più possibile vicino alla sede di uno dei clienti di Altevie e comunque nel raggio di un chilometro. I tre fotografi hanno raccontato così lo spazio del gioco e i luoghi della socialità con testimonianze capaci di generare nuove visioni, prospettive e ipotesi.

Allo spazio espositivo di TRA a Ca’ dei Ricchi verranno presentate alcune delle più significative fotografie inserite in ‘1KM’. La mostra, a cura di Gianpaolo Arena, sarà poi visitabile fino a domenica 7 maggio. Sarà disponibile anche il libro 1KM prodotto da Vulcano e una proiezione che include tutti le fotografie realizzate dai tre autori Raimond Wouda, Céline Clanet, Jan Stradtmann ed esclusivo materiale di backstage.

INFO MOSTRA
1KM
A cura di Gianpaolo Arena
In collaborazione con Landscape Stories, Vulcano e Altevie.
Inaugurazione sabato 8 aprile, ore 19.00
9.04 – 7.05.2017
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Catalogo: 1kilometro.it

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Comunicato Stampa
Invito

From Object To Exposure

A cura di Carlo Sala.
Artisti: Mimì Enna, Silvia Mariotti, Paola Pasquaretta e Marco Maria Zanin.

Sabato 18 febbraio alle 18.30 inaugura a Ca’ dei Ricchi a Treviso la mostra ‘From Object to Exposure’ curata da Carlo Sala e promossa da Treviso Ricerca Arte. Il progetto propone il lavoro di quattro autori contemporanei: Mimì Enna, Silvia Mariotti, Paola Pasquaretta e Marco Maria Zanin che nella loro pratica artistica uniscono l’installazione alla fotografia. L’esposizione vuole così indagare alcune possibili relazioni e commistioni che si innescano tra l’immagine e l’oggetto, ponendo l’attenzione sui processi che governano la rappresentazione e la percezione visiva.

Mimì Enna (Oristano, 1991) presenta i lavori della serie Delocazioni (iniziata nel 2015 e tuttora in corso) dove si appropria di veri e propri frammenti della realtà che, mediante il trasferimento all’interno dei luoghi espositivi, sono inglobati nel manufatto artistico: l’elemento fisico è portatore di un’aura nonché della capacità intrinseca di iperrappresentare il luogo da cui proviene. L’autrice pone gli oggetti in dialogo con alcune fotografie realizzate nel contesto originario per evocarne la storia e l’identità attraverso pochi tratti visivi e creare così una coesione tra la narrazione tridimensionale e quella bidimensionale. Ciò avviene, ad esempio, nell’installazione ambientale Silvana (2015) dove la dimora della protagonista è richiamata dalla presenza fisica della sua lampada da soggiorno e da due scatti che ritraggono le pareti illuminate dal medesimo elemento. L’operazione si fa più radicale in Senza titolo (dalla serie Delocazione dello studio di uno psicologo) del 2016: le due immagini fotografiche esposte documentano il precedente trasferimento dell’intero studio di una professionista bolognese all’interno di uno spazio culturale.

Nelle opere di Silvia Mariotti (Fano, 1980) i paesaggi sono invece trasposti in una dimensione ambigua e trasognante: la serie esposta Dawn on a dark sublime (2014-2015) è nata fotografando all’interno delle foibe, le caverne verticali tipiche della regione carsica e dell’Istria, che immediatamente evocano i massacri perpetrati durante la seconda guerra mondiale. Negli scatti della Mariotti non vi sono però degli elementi strettamente documentari che richiamino i fatti storici: il paesaggio diviene un pretesto per veicolare stati emotivi e tensioni, creando così una dimensione in bilico tra la specifica vicenda e l’universalità delle sensazioni raccontate misurandosi con il sentimento del sublime. Un mondo sotterraneo che inevitabilmente porta a rivolgere lo sguardo verso il cielo: nel lavoro 10 Parsec (2015) l’elemento più intangibile e aleatorio, la volta celeste, è rappresentato attraverso la fisicità marcata della stampa a lambda
che diviene un elemento scultoreo dalle fattezze minimali, mettendo in scena un cielo caduto e fattosi forma. Infine, è lo scatto Scogli di Zinco (2015) ad aprire pienamente ad una dimensione “altra”, dove il paesaggio è teatro di una serie di suggestioni oniriche che provengono da alcune fonti letterarie indagate dall’artista.

La morfologia del territorio è al centro anche di alcuni lavori recenti di Paola Pasquaretta (San Severino Marche, 1987): l’installazione Vulcano 01, Vulcano 02, Etna, Vulcano, Lipari, Panarea, Stromboli, Vesuvio (2014) costituita da un tavolo dove sono collocati una serie di calchi di vulcani realizzati mediante un materiale effimero, il sapone; ad essi sono affiancati due scatti che ritraggono alcune delle precedenti forme, modellate stavolta con della schiuma. Il paradosso visivo di quest’opera è che nella sua globalità genera un dispositivo narrativo fondato sulla pluralità di mezzi espressivi, dove la scultura è un elemento fragile, transitorio mentre il carattere di permanenza, congenito alla sua natura, è invece demandato alle immagini bidimensionali. È così compiuta una riflessione sui processi della rappresentazione e sulle possibili ambiguità rinvenibili nel rapporto tra l’immagine e la fisicità che può assumere.

La ricerca di Marco Maria Zanin (Padova, 1983) è la risposta alle istanze derivanti da due concezioni della vita agli antipodi: da un lato le tradizioni tipiche delle zone rurali limitrofe alla sua città natale; dall’altro la dimensione vitalistica e tesa all’esasperazione del presente connessa alle megalopoli contemporanee di paesi emergenti come il Brasile dove l’artista vive durante buona parte dell’anno. La riflessione su tale dicotomia si riversa nella sua ricerca artistica, come si evince dai lavori Natura Morta III e Natura Morta VI del 2015. Ad essere fotografati sono dei detriti provenienti dalle frequenti demolizioni operate a San Paolo) che l’artista ha ricomposto mediante lo still life, citando le forme metafisiche e sospese dei dipinti di Giorgio Morandi: così facendo si innesca un cortocircuito tra la violenza dello sviluppo edilizio incontrollato e l’armonia presente nelle opere del maestro italiano. In Copernico (2016) il relitto prelevato dal paesaggio antropico è usato come matrice sia per una mimesi scultorea che per una fotografica: queste due dimensioni sono destinate a convivere nell’opera finita insieme all’oggetto originario, generando così un gioco visivo dove si alternano e si confondono realtà e finzione. Le opere di Zanin vogliono essere un baluardo della memoria attraverso una iconografia fondata sulla persistenza degli archetipi visivi: per questa ragione la mostra affianca alle opere autoriali alcuni materiali d’archivio come stampe, fotocopie e fotografie che rimandano a edifici, idoli e opere d’arte di autori moderni che sono servite come fonte d’ispirazione all’artista.

INFO MOSTRA
TRA – Ca’ dei Ricchi
18.02 – 2.04.2017
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Catalogo TRA Treviso Ricerca Arte
Stampato da Pixartprinting
Progetto grafico Multiplo

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Invito

Forze della Natura

A cura di Claudio Musso.
Artisti: 108, Andreco e DEM.

L’esposizione intende presentare le ricerche degli artisti 108, Andreco e DEM, noti nell’ambito dell’arte urbana attraverso un filtro tematico che unisce l’ipotesi di proporre tre percorsi individuali alla possibilità di un discorso corale.
La Natura è sia fonte di ispirazione primaria che luogo prescelto per l’intervento diretto sul paesaggio. L’elemento naturale viene declinato nella sua accezione più ampia: da forza generatrice a ordine di tutte le cose, da complesso degli esseri che compongono l’universo ad ambiente di vita degli esseri stessi. Attraverso un allestimento plurale in cui compaiono opere su carta e dipinti su tela, sculture in ceramica e fusioni in bronzo, video proiezioni e filmati su monitor, la mostra intende offrire per la prima volta una panoramica ricca e sfaccettata sull’approccio e la pratica dei singoli artisti.
Per 108 la componente ambientale è inscindibile dalla produzione, sia che si tratti di interventi nati per un luogo specifico sia che si tratti di opere realizzate in studio. La sua ricerca sulle forme nasce dal paesaggio e si muove con esso in un continuo scambio osmotico tra naturale e artificiale, urbano e rurale, terra e cemento.
Dalle tele Untilted 1,2,3 (2007) in cui foglie e terriccio compaiono direttamente sul supporto ai disegni della serie Paesaggio, dai video come La forma dell’inverno (2011) fino alle tracce audio prodotte con il progetto Larva 108 (tra le altre La pioggia e le lumache o Radice Nebbia Gole) la natura è presenza costante nel suo percorso.
Andreco attiva con la natura un rapporto dialogico, a partire dalla sua formazione di ingegnere ambientale impegnato sui temi della sostenibilità. La costruzione di un nuovo alfabeto di simboli, fortemente radicato nelle questioni sollevate dal cambiamento climatico e dalla relazione uomo/natura, è al centro della sua ricerca che spazia dalla pittura murale alla produzione di azioni performative. Con Parata per il paesaggio (2014) o la recente The Rock Slide and the Woods (2016) l’artista allestisce coreografie in cui l’ambiente è soggetto e protagonista allo stesso tempo, proprio come accade per disegni, sculture e installazioni.
L’immaginario di DEM è popolato di creature fitomorfe e antropomorfe nate dalla contaminazione di diverse simbologie arcaiche e primitive (dai popoli nomadi alle mitologie pagane). Nelle sue opere il processo di condensazione di tali elementi genera un’inedita costellazione di visioni sulla natura e i suoi spiriti. Nei disegni della serie Microcosmo/Macrocosmo come in prodotti videoteatrali complessi come Liber Pater (2013) e Panta Rei (2014) – realizzati in collaborazione con Seth Morley – è evidente la capacità di legare tematiche antropologiche e sovrannaturali ad una inconsueta grammatica rappresentativa.

In occasione della mostra è stato realizzato un volume in cui è ampiamente documentata la prolifica e variegata produzione degli artisti, che hanno deciso inoltre di accompagnare il contributo del curatore con loro testi autografi, appunti e note originariamente dedicate alle opere.

INFO MOSTRA
Forze della Natura
a cura di Claudio Musso
Inaugurazione venerdì 16 dicembre, ore 19.00.
17.12.2016 – 5.2.2017
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero
Chiuso dal 24 al 26 dicembre e dal 31 dicembre al 9 gennaio

Catalogo TRA Treviso Ricerca Arte
Stampato da Pixartprinting
Progetto grafico Multiplo

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Invito

Ad libitum – Michele Spanghero

A cura di Chiara Ianeselli.
Mostra personale di Michele Spanghero.

Venerdì 21 ottobre alle ore 19.00, TRA Treviso Ricerca Arte inaugura la mostra personale ‘Ad Libitum’ di Michele Spanghero, a cura di Chiara Ianeselli.

L’esposizione si inserisce nel percorso di Michele Spanghero in una dimensione evidentemente inattesa: particolare è l’attenzione posta dichiaratamente sull’essere umano e le sue strutture. Proprio la peculiarità dell’opera esposta ha spinto perché la mostra assumesse lo stesso titolo del lavoro: ‘Ad Libitum’. Con questo termine, utilizzato soprattutto in ambito musicale, si intende non delimitare una determinata dose, quantità o possibilità di ripetizione, prolungando una data operazione a volontà, a piacere.

Michele Spanghero, solitamente operante in una dimensione più astratta ed onirica delle realtà che l’uomo abita ed utilizza, sposta improvvisamente l’attenzione sulla costruzione della vita stessa. Il titolo della mostra in particolare intende soprattutto porre delle attenzioni sulla complessa questione della respirazione assistita. Il tono che ‘Ad Libitum’ assume sfiora momenti di alta tensione, assai densi di contenuti eternamente problematici. Il rapporto tra l’uomo e la macchina, spesso mero strumento del primo, assume una dimensione tragica che mostra la stretta relazione di dipendenza instauratasi.

A questa carica emessa dall’opera si contrappone un sottilissimo disco metallico, proveniente dalla Collezione etnografica Poggianella. Lo spettatore è invitato a sostare nel mezzo di questo dialogo, esattamente al centro, da cui provare a muovere dei passi. Assumere una visione netta, guardare un oggetto senza non avvertire la presenza dell’altro, risulta piuttosto difficile, date le infinite prospettive moltiplicate in seguito al vociferare continuo delle materie specchianti.

Per la mostra è stato realizzato un catalogo ricco di riflessioni attorno alla costruzione dell’opera, al suo funzionamento e al suo valore.

Michele Spanghero (Gorizia, 1979)
Artista sonoro e visivo laureato in Lettere Moderne all’Università di Trieste, ha frequentato nel corso degli anni workshops di musica, sound design e video making. La sua attività artistica si focalizza sulla relazione tra lo spazio e la percezione indagata attraverso le arti sonore e la fotografia. «Michele Spanghero è uno tra i migliori giovani artisti europei che focalizzano la loro ricerca sul suono.» (M. Pierini – Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria). Egli ha esposto i suoi lavori in varie sedi internazionali come ad esempio il Darb 1718 Center (Cairo, ET), Museum of Modern Art (Istanbul, TR), MAGASIN Centre National d’Art Contemporain (Grenoble, F), Stroom Foundation (The Hague, NL), Festival Tina-B (Prague, CZ), Vžigalica Galerija (Ljubljana, SLO), Academy of Fine Arts (Cincinnati, USA), Italian Embassy (Brussels, B), Galerie Mazzoli (Berlin, D), MaRT Contemporary and Modern Art Museum di Trento e Rovereto (Rovereto, I), Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia, I), Galleria Nazionale dell’Umbria (Perugia, I), Tempio di Adriano (Rome, I), Galleria Civica (Modena, I) e recentemente è stato selezionato per prendere parte alla prossima 16th Quadriennale a Roma.

INFO MOSTRA
Ad Libitum
Michele Spanghero
a cura di Chiara Ianeselli
Inaugurazione venerdì 21 ottobre, ore 19.00.
21.10 – 11.12.2016
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Si ringrazia:
Fondazione Sergio Poggianella
Organi Grosso
Vivisol Italia
Falegnameria Brianese

Catalogo TRA Treviso Ricerca Arte
Stampato da Pixartprinting
Progetto grafico Multiplo

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Invito

Dolce Stil Novo

Dolce Stil Novo (vol.1)
In collaborazione con TCBF – Treviso Comic Book Festival

La collaborazione con il Treviso Comic Book Festival continua anche quest’anno con una nuova mostra.
C’è una nuova generazione di fumettisti e illustratori capaci di creare graphic novel e immagini con uno stile pop, più dolce e morbido, ma non per questo meno profondo. Il Treviso Comic Book Festival propone allora di scandagliare la produzione fumettistica, mettendo insieme questi autori. Ecco allora il ‘Dolce Stil Novo’ di artisti come Greta Xella, Fabio Mancini, Giopota, Sakka, French Carlomagno, Maurizia Rubino,Giulio Macaione e la presentazione al pubblico italiano del talento bulgaro Diana Naneva. Tutti assieme a Ca’ dei Ricchi. Immergetevi nelle loro storie.

INFO MOSTRA
Dolce Stil Novo
In collaborazione con TCBF – Treviso Comic Book Festival
Inaugurazione sabato 24 settebre, ore 18
25.09 – 09.10.2016
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30 (Domenica 25.09 aperto anche al mattino).
Ingresso libero

Ri-scatti. Fotografi senza fissa dimora

A cura di Chiara Oggioni Tiepolo.
In collaborazione con RI-scatti Onlus.

15 senzatetto, un corso di fotogiornalismo, un concorso, l’opportunità per il vincitore di lavorare per un anno in una grande agenzia fotografica.
Giovedì 8 settembre a partire dalle ore 10:00, presso Ca’ dei Ricchi, apre al pubblico Ri-scatti. Fotografi senza fissa dimora, mostra fotografica a cura di Chiara Oggioni Tiepolo.

Il progetto ‘Ri-scatti’, nato da un’idea di Federica Balestrieri e ospitato a Treviso dall’Associazione TRA Treviso Ricerca Arte, è stato presentato per la prima volta nel febbraio 2015 al PAC Padiglione d’arte contemporanea di Milano.

Nel 2013 quindici senzatetto sono stati selezionati e hanno seguito per due mesi un corso di fotografia tenuto da due fotoreporter professionisti, Gianmarco Maraviglia e Aldo Soligno di Echo Photo Agency, coordinati da Federica Balestrieri. Ai senzatetto è stato chiesto di fotografare le proprie giornate, la propria vita. Non si era mai visto prima di allora un fotoreportage realizzato da chi vive per strada e accetta di usare la macchina fotografica per raccontarsi.

Il risultato è una mostra, uno straordinario caleidoscopio di immagini dove la povertà non fa mai da padrona. Se ne intuisce la presenza ingombrante, quasi fosse il coro durante la rappresentazione di una tragedia greca; ma la voce narrante, per tutti, parla di speranza, di bellezza, di una pulsione prepotente verso il futuro. Di riscatto, appunto.

Le migliori fotografie sono state selezionate dalla curatrice Chiara Oggioni Tiepolo e messe in mostra a Ca’ dei Ricchi, grazie al contributo di Tod’s, Visa spa, Pixartprinting per il catalogo e Tenuta 2 Castelli per il prosecco. In mostra sono anche presenti i ritratti dei fotografi senza fissa dimora scattati da Stefano Guindani, noto fotografo di moda e lifestyle.

Sarà inoltre possibile per il pubblico acquistare le fotografie, sapendo che il ricavato sarà devoluto all’Associazione RISCATTI, nata da questa esperienza, per continuare a creare progetti di riscatto sociale e raccogliere fondi per i senza fissa dimora.

RISCATTI è un’associazione di volontariato che realizza progetti legati al mondo della cultura, della fotografia e delle arti per promuovere l’integrazione sociale, per concedere un riscatto a chi è rimasto indietro e sensibilizzare l’opinione pubblica sui valori della solidarietà. La missione dell’Associazione è favorire un’opportunità di riscatto a chi nella vita soffre ed è emarginato, un riscatto alle idee di integrazione sociale tra diverse culture e a realtà spesso nascoste dall’indifferenza. (www.ri-scatti.it)

INFO MOSTRA
Ri-scatti. Fotografi senza fissa dimora.
A cura di Chiara Oggioni Tiepolo
Inaugurazione giovedì 8 settembre, ore 19.00
9.09 – 18.09.2016
Orari apertura: martedì – sabato 10:00-13:00 / 15.30-19.30;
domenica 15.30-19.30.
Ingresso libero

Catalogo
Testi in catalogo di Federica Balestrieri e Chiara Oggioni Tiepolo
Stampato da Pixartprinting – Quarto d’Altino (VE)
Progetto grafico Multiplo – Padova
Photo Stefano Guindani

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